TRASPORTI Al volante ci vuole dolcezza con l'eco-guida si risparmia

Con le giuste accortezze si può consumare fino al 15% di benzina in meno. E l'università della California mette a punto un sistema computerizzato che suggerisce agli automobilisti i comportamenti migliori di ELENA DUSI

LE PARTENZE a tutto gas dopo un semaforo verde e le frenate brusche costano fino al 15 per cento di benzina in più. Lo calcola una nuova disciplina scientifica: l'eco-guida, nata qualche anno fa per insegnare agli automobilisti a ridurre la spesa in carburante e limare (ancorché di poco) l'emissione di gas inquinanti.
Il "Transportation center" dell'università della California ha appena stilato un rapporto che raccoglie tutti i suggerimenti per consumare meno benzina, e ha sottoposto a test uno dei vari computer di bordo disponibili oggi per tenere sotto controllo i consumi e suggerire al guidatore il comportamento più corretto. Questi computer sono ancora molto da perfezionare (offrono al momento un risparmio di carburante del 6 per cento in città e dell'1 per cento sulle strade veloci). Secondo l'Economist ne è dotato oggi l'1 per cento dei veicoli americani (soprattutto camion, auto ibride o a benzina ma di fascia alta), ma entro il 2020 una vettura su tre avrà sul cruscotto un eco-computer per ridurre i consumi e ottimizzare la guida. Il sistema su cui sta lavorando l'università della California mette insieme un gps per monitorare posizione e velocità, le mappe di Google Earth per distinguere tra strade cittadine e autostrade e una serie di sensori montati sulla macchina per tenere sotto controllo il consumo di carburante e la composizione dei gas di scarico emessi (oltre, ovviamente, a un navigatore che evita di perdersi nelle strade sconosciute).
Avere sempre sott'occhio i propri consumi ha spinto tutti i conducenti californiani che hanno partecipato al test a seguire i consigli dell'eco-guida. Inserire la marcia superiore il prima possibile, mantenere la velocità costante, prevedere e cercare di anticipare l'andamento del traffico, accelerare e frenare molto dolcemente, controllare almeno una volta al mese la pressione delle gomme sono i consigli per far durare il pieno più a lungo. Durante le code, è più conveniente avanzare lentamente che non fermarsi e ripartire: rimettersi in moto richiede infatti più energia che non incrementare gradualmente la velocità. Quando possibile, è conveniente far scivolare in avanti il veicolo con la frizione abbassata, provando a calcolare in quale punto l'energia cinetica dell'auto si sarà esaurita. Mantenere la pressione delle gomme sempre al livello consigliato fa risparmiare circa un pieno all'anno: le gomme sgonfie creano più attrito sull'asfalto e resistenza all'avanzamento. E anche se ogni modello di auto rappresenta una storia a sé, in generale i motori iniziano a perdere efficienza al di sopra dei cento chilometri all'ora. Accelerando ulteriormente, il gioco del tempo guadagnato non vale la candela dell'aumento di benzina consumata.
Un capitolo a sé riguarda l'aria condizionata, che al massimo della potenza può succhiare fino a un quarto del serbatoio. Il consiglio è di tenere i finestrini aperti fino a 65 chilometri all'ora. Aumentando la velocità, l'attrito dell'aria diventa però troppo significativo e conviene fare ricorso al condizionamento. L'opzione del ricircolo interno evita che l'aria calda proveniente da fuori debba essere raffreddata continuamente ex novo, e fa risparmiare.
Negli Stati Uniti si è già formato un club informale, quello dei cosiddetti "hypermilers": automobilisti molto coscienziosi che riescono a far marciare perfino le macchine "succhia-benzina" americane per 100 chilometri con 4,5 litri di carburante.

font:http://www.repubblica.it/ambiente/2011/02/10/news/eco_guida-12220686/

A.S.D P.G.S "Stelle Azzurre" dal 1983: Ronaldo, addio in lacrime "non ce la faccio più"

A.S.D P.G.S "Stelle Azzurre" dal 1983: Ronaldo, addio in lacrime "non ce la faccio più": "Il Fenomeno ha deciso di chiudere con il calcio giocato. Nella conferenza stampa di addio a San Paolo l'ex interista si commuove : 'Soffro ..."

La Fata e la Povera Orfanella

Questa favola narra di una povera orfanella che non aveva né famiglia né qualcuno che le volesse bene. Un giorno, sentendosi particolarmente triste e sola, si mise a camminare per i boschi e vide una bellissima farfalla imprigionata in un rovo. Più la farfalla si dibatteva per conquistare la libertà e più le spine si conficcavano nel suo fragile corpo. La giovane orfanella con delicatezza riuscì a liberarla. Invece di volare via, la farfalla si tramutò in una bellissima fata. La ragazzina si sfregò gli occhi perchè pensava di aver avuto una allucinazione. "Per ricompensarti della tua straordinaria bontà", disse la fatina buona, "esaudirò qualunque tuo desiderio". La ragazzina si fermò un attimo a riflettere, poi disse: "Voglio essere felice!".
La fata rispose: "Molto bene". Si chinò su di lei e le sussurrò qualcosa in un orecchio. Poi svanì. La ragazzina, divenuta ormai grande, appariva felice come nessun altro sulla terra. Tutti le chiedevano il segreto della sua felicità. Ma lei si limitava a sorridere e rispondeva: "il segreto della mia felicità consiste nell'aver dato ascolto ad una fatina buona quando ero piccola". Poi divenne vecchia e quando fu in punto di morte i vicini le si fecero attorno, temendo che il segreto della felicità svanisse con lei. "Per piacere", la pregarono, "rivelaci ciò che ti ha detto la fatina buona". La cortese vecchietta sorrise ed esclamò: "Mi disse che tutti, per quanto sicuri di sé, e non importa se giovani o vecchi, ricchi o poveri, hanno bisogno di me".


font:http://blog.chatta.it/menphis75/Luglio/2007/90.aspx

Manchester united - Manchester city Goal Rooney 2:1

Il sogno di ogni calciatore Rooney, sforbiciata nel derby . Goal meraviglioso !!!

NEUROSCIENZE L'attività fisica rafforza la memoria meglio una passeggiata del cruciverba

Secondo uno studio americano per tenere la mente attiva bastano 40 minuti di camminata veloce al giorno per un anno. Gli esperti: "Una buona notizia per le ricerche sull'Alzheimer"

ROMA - Che la mens sana albergasse in un corpore sano si sa dall'antichità; oggi la ricerca arriva a sostenere che fare jogging rafforza la memoria anche più dell'esercizio puramente mentale. Scienziati autorevoli come quelli dell'Albert Einstein College of Medicine di New York hanno più volte ribadito che per mantenere la mente attiva bastano un paio di cruciverba a settimana. A sfidare la loro tesi ora sono i colleghi di quattro università americane, secondo i quali per tenere in forma il cervello, più che le parole crociate, è necessaria una corsetta. Niente di sfiancante, bastano 40 minuti di camminata (meglio se a passo veloce) al giorno. A sostenere la tesi sono i ricercatori della University of Pittsburgh, della University of Illinois, della Rice University e della Ohio State University, secondo i quali questo tipo di allenamento rallenta il calo mnemonico fisiologico legato all'età ed aumenta il volume dell'ippocampo, area del sistema nervoso deputata al mantenimento dei ricordi.La ricerca, pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), è opera dell'equipe del professor Arthur Kramer, che ha monitorato per un anno un gruppo di 120 persone di età media pari a 66 anni. A metà del gruppo gli studiosi hanno proposto un regime di attività fisica che consisteva in una camminata di 40 minuti da fare per tre volte a settimana; al gruppo di controllo hanno chiesto semplicemente di fare esercizi di stretching. Osservandoil loro cervello con la risonanza magnetica funzionale all'inizio e alla fine dell'esperimento, è emerso che, con l'esercizio aerobico, in un anno, il volume del centro della memoria, l'ippocampo, aumenta mediamente del 2% e che a ciò corrisponde un miglioramento della funzione mnemonica misurata con test specifici. Tale effetto era particolarmente evidente nell'ippocampo anteriore, dove risiedono le cellule staminali responsabili della neurogenesi adulta.
"Una scoperta importante soprattutto per i malati di Alzheimer o per chi soffre di demenza - spiega il professor Enrico Cherubini, coordinatore del settore di neurobiologia della Sissa (Scuola internazionale superiore di studi avanzati) - ; l'esercizio fisico stimola infatti i fattori di crescita, indispensabili per lo sviluppo neuronale. Il fatto che il fenomeno sia prevalente nell'ippocampo anteriore, tra l'altro, dimostra che esiste una neurogenesi adulta ad opera delle cellule staminali presenti in quella parte del cervello". Il neuroscienziato spiega che le prime dimostrazioni del rapporto tra attività motoria e sviluppo neuronale la ricerca le ha avute studiando i roditori in gabbia: "Quelli tenuti in un ambiente arricchito, con ruote e scivoli per giocare - precisa - sviluppano attività mnemoniche maggiori, che a loro volta provocano un aumento funzionale delle connessioni sinaptiche nel cervello".
La corrispondenza tra dimensioni dell'ippocampo e miglioramento della memoria è stata del resto dimostrata più volte: gli ultimi a fare uno studio ad hoc, pubblicato su Hippocampus, sono stati i ricercatori delle università americane dell'Illinois e Pittsburgh, che hanno scoperto che gli adulti fisicamente più sani tendono ad avere l'ippocampo anteriore più sviluppato di circa il 40% rispetto ai loro coetanei meno in forma.
Un altro studio del Max Planck Institute di Friburgo, in Germania, pubblicato su Cell Stem Cell, ha anche dimostrato che l'attività fisica protegge la memoria perché migliora l'efficienza vascolare, favorendo l'elasticità e l'apertura delle arterie e quindi la buona circolazione del sangue. I ricercatori tedeschi hanno anche sottolineato che esiste un effetto protettivo neurochimico, dato che l'esercizio libera dei neurotrasmettitori cerebrali che agiscono su attenzione e tono dell'umore, migliorando il funzionamento dei circuiti nervosi cerebrali. I pigri insomma non hanno più scuse: meno cruciverba e più movimento.

http://www.repubblica.it/salute/prevenzione/2011/02/03/news/camminare_rafforza_la_memoria-12023668/

BENESSERE Sport, il parco batte la palestra L'aria aperta allevia lo stress

Secondo una ricerca inglese per ottenere il massimo del risultato da una sessione di esercizi è meglio allenarsi immersi nel verde. L'analisi ha incrociato i dati di undici studi sull'argomento: chi preferisce la natura ha più energia e buonumore di ADELE SARNO

ROMA - Aiuta a combattere l'ansia, dona energia e buonumore. Lo sport è un toccasana ma, per ottenere il massimo del risultato da una sessione di esercizi è meglio allenarsi all'aria aperta che in palestra. La conferma sugli indiscussi benefici dell'attività fisica arriva da ricerca inglese pubblicata su Environmental Science and Technology'. Con un po' di movimento si scarica la tensione muscolare, che dà una sensazione di malessere al soggetto, e si stimola la produzione di endorfine, i cosiddetti ormoni della felicità, che promuovono una sensazione di benessere per il corpo e per la mente. Ma, dopo aver analizzato e incrociato i dati di undici studi sull'argomento, gli esperti non hanno dubbi e aggiungono: le persone che preferiscono il parco al tapis roulant possono beneficiare maggiormente degli indiscussi effetti positivi del movimento. Per verificare se per la mente fosse meglio l'allenamento del corpo all'aria aperta, immerso nella natura, o quello indoor, 'stipato' nelle sale delle palestre, gli esperti del Peninsula College of Medicine and Dentistry di Plymouth hanno preso in esame undici trial già pubblicati sull'argomento. In totale i risultati riguardavano 833 adulti. Dagli esami effettuati è emerso che, a confronto con lo sport praticato al chiuso, l'attività fisica all'aria aperta dona una maggiore sensazione di 'rivitalizzazione', più energia e buon umore e contribuisce a ridurre ansia, depressione, tensione e rabbia. I partecipanti inoltre si sono detti soddisfatti e divertiti, l'attività fisica all'aperto li invogliava anche a ripetere l'esperienza.
"Sapevamo che fare movimento immersi nella natura fa bene - dice Jo-Thompson Coon, uno degli autori della ricerca - ma ci hanno stupito gli effetti sull'ansia e la depressione. Le ricadute positive sull'umore sono massime quando lo sport è praticato all'aria aperta e in un ambiente vitale, probabilmente anche grazie agli effetti positivi della socializzazione". Comprendere ancor meglio questo collegamento, dicono gli esperti, può anche aiutare in futuro a studiare e sperimentare nuove terapie contro due delle emergenze sanitarie mondiali: l'obesità e la depressione. "Il 75% degli europei - dice il professor Michael Depledge, coordinatore del team che ha portato avanti lo studio - vive in ambienti urbani e alla luce dei risultati ottenuti da questo studio è bene che imparino a riappropriarsi del loro rapporto con la natura, sfruttando ad esempio le zone verdi delle loro città". Un'idea, suggerisce il rapporto, è di attuare programmi come la green gym o la blue gym, ovvero interventi medici innovativi, non molto di moda in Italia, che includono esercizio all'aperto come parte integrante di trattamenti olistici per chi soffre di depressione e simili disturbi psicologici. Una specie di ginnastica a contatto con Madre Natura: vangare, zappare, rastrellare foglie secche e erba tagliata. In particolare la Green Gym, secondo uno studio recente della Oxford Brookes University, oltre che fare bene alla salute, alla respirazione e a tutto il sistema cardiocircolatorio e muscolare, incide in modo positivo anche sullo stato mentale, allontanando, appunto, la depressione. E, concludono i ricercatori, per stare meglio basterebbe 'allenarsi' una volta a settimana.

font:http://www.repubblica.it/salute/forma-e-bellezza/2011/02/08/news/outodoor_palestra-12109737/

ATTUALITA' Teenager stregati dall'alcol il primo bicchiere a 14 anni

Indagine Doxa. Gli adulti sono più moderati e sobri. Fra i giovanissimi il bere "da sballo" è una moda che non passa. Le donne lo fanno meno dei maschi, eppure i loro consumi sono in aumento

ROMA - Moderati. Più attenti alla qualità. Un po' più sobri. Gli italiani bevono meno ma bevono meglio. Almeno gli adulti, perché scendendo d'età no, le cose si complicano, l'alcol tra i giovanissimi è sempre più diffuso, e il bere "da sballo" è una moda che non passa. E poi ci sono le donne: bevono assai meno dei maschi, eppure i loro consumi sono in aumento, in particolare tra le under venti, con un fenomeno ancora tutto da raccontare e da capire. È una geografia in chiaroscuro quella che emerge dalla sesta indagine Doxa su "Gli italiani e l'alcol" condotta in collaborazione con l'Osservatorio Permanente sui Giovani e Alcol.Un'inchiesta a tutto campo su un campione di oltre duemila persone di ogni fascia d'età, a partire dai 13 anni, e con particolare attenzione ai teenager, quella parte di mondo ancora fragile e a rischio. E dai risultati emerge che globalmente nel nostro paese si beve di meno, esiste anzi una vera e propria fetta di "astemi" (il 10% della popolazione maschile e il 20% di quella femminile), ossia un italiano su cinque che non tocca mai una goccia né di vino, né di birra, né di liquori. Il vino però resta ben saldo in testa alle classifiche delle bevande alcoliche scelte dagli italiani, che continuano (per fortuna) ad utilizzarlo nei pasti nell'84% dei casi. Anche se la vera rivoluzione del bere è rappresentato dall'ascesa, anno dopo anno più forte, della birra, che conquista "usi e costumi" della vita made in Italy. Un consumo responsabile dunque, ma accanto al quale aumenta, anche, la quota dei comportamenti a rischio. E in particolare, come scrive la ricerca, del fenomeno del "Binge drinking", espressione ormai nota che vuole dire bere fino a stordirsi, ossia buttare giù almeno cinque bicchieri in due ore fuori dai pasti. In particolare il 20,4% dei giovani (13-24 anni) intervistati ha ammesso di aver fatto questa esperienza, contro l'8,6% delle ragazze. Un fenomeno in aumento se si pensa che nel 2005 il dato era del 14,6% per i maschi e del 6,1% per le giovanissime. Da segnalare però, e qui sta il ritratto in chiaroscuro, con aspetti positivi e negativi che si intrecciano, che secondo questa ricerca il primo contatto con l'alcol avviene ancora in famiglia (54% dei casi) e intorno ai quattordici anni, mentre sarebbero davvero rare le esperienze prima dei tredici anni. Una modalità, spiegano i ricercatori "quasi impensabile nei contesti culturali dei paesi nordici", dai quali abbiamo invece importato il Binge drinking.

"È vero c'è una leggera diminuzione di consumatori, ma cresce il numero degli alcoldipendenti", commenta Emanuele Scafato, che dirige l'Osservatorio Nazionale Alcol dell'Istituto Superiore di Sanità. "Oggi in Italia ci sono 9 milioni di persone che hanno o che potrebbero sviluppare problemi di alcol e anche tra gli adulti il rischio è tornato a crescere. Il punto è fare informazione corretta, spiegare che l'abuso giovanile può portare all'alcolismo, far capire che bere è una responsabilità. Il punto però è vigilare sulla pubblicità, che spesso punta ai giovanissimi dando alla birra, ai superalcolici, quella patente di innocuità, di spensieratezza, che è davvero un messaggio pericoloso. Così come non basta impedire la somministrazione di alcol nei bar ai più giovani, bisognerebbe impedirne anche la vendita nei supermercati... E poi diffondere delle regole semplici e fondamentali, ossia che si deve bere, sempre, durante i pasti, che non ci si deve mettere alla guida dopo aver bevuto, e mai e poi mai si dovrebbe toccare l'alcol prima dei 16 anni. Poche avvertenze che però possono salvare una vita".

font:http://www.repubblica.it/cronaca/2011/02/08/news/giovani_alcol-12190594/

INTER-ROMA 5-3 | Sky HD | Highlights Ampia Sintesi

Magnifica partita a San Siro: i nerazzurri salgono a 44 punti con una gara da recuperare. I gol: la squadra di Leonardo in rete al 3' con Sneijder, pari di Simplicio al 13', poi al 35' Eto' porta nuovamente in vantaggio la squadra di Leonardo. Al 63' ancora il camerunese a segno dagli undici metri per un fallo di Burdisso (espulso) su Pazzini. Al 71' in rete il neo-azzurro Thiago Motta, al 75' a segno Vucinic. All'81 Loria buca Julio Cesar, al 90' Cambiasso chiude i giochi

LA RICERCA Cuore, il tifo può far male "Certe partite davvero un rischio"

Uno studio Usa ha cercato di dare un peso scientifico ai contraccolpi di natura cardiaca che può provocare una particolare sconfitta. I ricercatori hanno calcolato che quando i Rams persero il Super Bowl 1980, a Los Angeles i decessi per infarto aumentarono dal 15 al 27% di ADELE SARNO

ROMA - Non a caso si chiamano partite al cardiopalma. Sono quelle dal finale drammatico, come Milan-Liverpool o Lazio-Inter del 2005. E non a caso si chiama la "squadra del cuore", perché è quella che fa emozionare di più e, nei momenti cruciali, fa aumentare le palpitazioni. Ora uno studio Usa pubblicato su Clinical Cardiology 1 sostiene che lo stress da partitissima abbinato al dolore per la sconfitta è un reale fattore di rischio, come il fumo e il diabete, per la salute del nostro cuore. Cifre alla mano, la ricerca sostiene che quando una squadra incappa in una sconfitta "speciale", tra i suoi tifosi aumentano notevolmente i tassi di mortalità per eventi cardiovascolari. E il rischio riguarda anche le donne, soprattutto se superano i 65 anni. Per dare una misura scientifica all'impatto della sconfitta sul cuore del tifoso, gli studiosi della University of Southern California hanno preso in esame i casi di morte cardiaca nella contea di Los Angeles registrati nelle due settimane che seguirono due storici Super Bowl, la finalissima che ogni anno mette di fronte le due squadre risultati più forti al termine della stagione regolare del football americano. Il primo monitoraggio è stato fatto sul 1980 quando a contendersi il prestigioso anello di campioni c'erano i Los Angeles Rams, la squadra più amata della città, e i Pittsburgh Steelers. Si giocava al Rose Bowl di Pasadena, in California, e i padroni di casa furono sconfitti. Il secondo studio ha preso in esame il post-Super Bowl del 1984, quando, sul campo neutro di Tampa (Florida) i Los Angeles Raiders sconfissero i Washington Redskins. Robert A. Kloner, dell'Heart institute del Good samaritan hospital-keck school of medicine dell'Università della Southern California (Los Angeles), con i suoi colleghi ha analizzato, in quei due periodi, le morti causate da scompenso cardiaco, sia per gli uomini sia per le donne, con un occhio attento rivolto alla popolazione over 65. Il risultato è stato il seguente: rispetto alla media calcolata nei mesi di gennaio e febbraio dei tre anni successivi, nei 14 giorni successivi alla sconfitta del 1980 le morti "cardiache" erano aumentate per entrambi i sessi e più tra gli anziani che fra i giovani. Nel dettaglio, la sconfitta dei Rams a Los Angeles si era tradotta in un aumento del 15% di tutti i decessi per cause cardiocircolatorie tra i maschi e addirittura del 27% tra le donne, mentre fra gli over 65 l'incremento era stato del 22%.
Al contrario, nelle due settimane seguite alla vittoria dei Raiders del 1984 il tasso dei decessi era addirittura sceso rispetto alla media di gennaio e febbraio dei tre anni successivi.
"La scienza ha mappato praticamente tutti i fattori di rischio legati ai disturbi cardiocircolatori cronici - afferma Kloner - come per esempio il fumo, l'obesità, il diabete. Ma questo studio scopre una nuova evidenza: esistono anche fattori di rischio, come il Superbowl appunto, in grado di attivare uno scompenso cardiaco acuto". Medici e pazienti, dice il ricercatore, dovrebbero essere consapevoli del fatto che lo stress da partita provoca una risposta emozionale che può anche scatenare un attacco cardiaco improvviso. Per questo, in certi casi, potrebbe essere necessario seguire programmi di riduzione dello stress o prescrivere farmaci ad hoc. A dare l'idea al team guidato da Kloner è stato uno studio pubblicato nel 2008 sul New England journal of medicine, che aveva riscontrato tassi molto alti di emergenze cardiache in Germania durante la Coppa del Mondo di calcio. "I tifosi - dice il ricercatore - sviluppano un attaccamento emotivo nei confronti della squadra del cuore, che è paragonabile a quello che si prova nei confronti di un familiare. Pensate a come si sente un genitore quando si stressa troppo perché vede il figlio in difficoltà". Insomma, un appassionato sportivo non deve sottovalutare i rischi che corre: il tifoso ha un cuore che non batte per un singolo individuo, ma per un intero team. Una fatica che, come rivela lo studio, a volte è troppo pesante da sostenere.

font:http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2011/02/01/news/la_sconfitta_in_casa_fa_pi_male_al_cuore-11922344/

La vita eterna dell'elettrodomestico adesso è boom anche per l'usato

NEW YORK - Si diceva "usato sicuro" e fino a ieri riguardava soprattutto l'automobile. Ora è molto di più: in America siamo in pieno boom della "ri-manifattura", tutte le grandi industrie si lanciano nel nuovo business, per dare una seconda vita ai loro prodotti.

Telefonini e computer, lavastoviglie e aspirapolvere, fotocopiatrici e televisori: ogni apparecchio vecchio ripassa in fabbrica, lì viene ringiovanito, poi torna sul mercato con tanto di garanzia, e a prezzi scontati. Perfino macchinari molto sofisticati: apparecchiature biomediche per la Tac, scavatrici per lavori edili, locomotrici ferroviarie. È un intero segmento nuovo dell'economia americana: 100 miliardi di dollari all'anno, tanto valgono i prodotti "ri-fabbricati" e messi sul mercato. Mezzo milione di lavoratori americani sono impiegati in questo settore. E non da piccole imprese artigianali. Tutti i colossi dell'industria Usa si sono lanciati in questa nuova vocazione: General Motors, General Electric, Xerox, Kodak, Caterpillar. Oggi l'associazione del settore esce allo scoperto con un'iniziativa di alto profilo, un summit con l'Amministrazione Obama. All'ordine del giorno: come sviluppare ancora di più un'attività che offre benefici evidenti all'ambiente, e alle tasche dei consumatori. Come superare diffidenze e ostacoli che impediscono una diffusione ancora più ampia del "riuso". I problemi non sono tanto sul mercato americano, che è di gran lunga il più avanzato: per una volta rovescia l'immagine del consumismo più vorace e distruttivo del pianeta. I big della "ri-manifattura" lamentano soprattutto gli ostacoli alla loro espansione nel resto del mondo. In molti paesi la legislazione locale traduce un'atavica diffidenza per l'usato: si teme sia scadente, inaffidabile, pericoloso. Il Giappone, con la sua alta tradizione di qualità del servizio al cliente, è uno dei mercati più chiusi verso l'usato. La Cina, già afflitta dalla diffusione della pirateria, quando compra "made in Usa" vuole prodotti nuovi fiammanti. Altri paesi emergenti come il Brasile vietano tassativamente il commercio di apparecchiature mediche usate perché sospettano un tentativo di rifilare ai loro ospedali macchinari di serie B, non all'altezza delle tecnologie più avanzate.
E' su questi pregiudizi che interviene il summit di Washington, tra la coalizione dei 20 big del settore e il Consiglio sulla Competitività che riunisce gli esperti economici di Obama. Impegnando il nome di celebri multinazionali, si vuole sconfiggere il pregiudizio. L'usato, quando viene resuscitato ripassando nella stessa fabbrica che lo ha prodotto la prima volta, può essere altrettanto sicuro ed efficiente del nuovo. La General Electric ha conquistato una tale credibilità negli ospedali americani che l'anno scorso ha venduto 1.500 apparecchi usati per l'ecografia, in aumento del 10%. Per l'Amministrazione Obama la nuova tendenza va incoraggiata: aiuta le fasce di consumatori meno abbienti, perché mette sul mercato apparecchi che possono costare la metà del nuovo; inoltre abbatte i danni ambientali, sia il consumo di energia nella produzione industriale, sia l'accumulazione di "discariche elettroniche" altamente inquinanti. Fino a ieri un altro ostacolo alla diffusione della "ri-manifattura" era l'afflusso di prodotti a bassissimo costo dai paesi emergenti. Soprattutto per certe fasce di apparecchi già a buon mercato - dall'asciuga-capelli al tostapane - il costo del nuovo era sceso talmente in basso da togliere ogni incentivo economico all'usato.
Ora però qualcosa cambia. L'inflazione che colpisce tante materie prime, dal rame all'acciaio, crea un nuovo interesse economico a investire in sistemi che riducono il consumo dei materiali di base. Inoltre entrano in vigore leggi sempre più severe che impongono all'industria di farsi carico della raccolta e trattamento della "spazzatura informatica": un modo per ridurne il costo è rilavorare i prodotti usati anziché condannarli alla discarica. Una sola azienda del Michigan, la ReCellular, l'anno scorso ha venduto cinque milioni di telefonini "rifatti", un incremento del 25% rispetto alle vendite del 2009. Le batterie dei cellulari sono, tra i componenti elettronici, uno dei più nocivi se abbandonati nelle discariche. L'ultimo ostacolo da abbattere, spiegano i big del riuso, sta tutto dentro la testa dei consumatori. Bisogna convincerli a non pretendere di cambiare telefonino ogni due anni, a non ostinarsi a sfoggiare con gli amici l'ultimissimo modello. Questione di status, di mode, e di valori. In fondo, quanti di noi sanno l'età di un aereo al momento in cui s'imbarcano per il volo? Grazie al restyling della cabina, spesso ignoriamo di viaggiare su dei jet che hanno parecchi decenni di servizio sulle spalle, e ci portano a destinazione lo stesso.

font:http://www.repubblica.it/ambiente/2011/01/25/news/elettrodomestici_riuso-11618099/

La rapina peggio riuscita: il video del ladro imbranato

Siamo in Australia, a Frankston. Poco dopo le feste natalizie un giovane ladro decide di rubare in una panetteria ancora chiusa per le vacanze, dotata di un sistema di videosorveglianza

IL CASO Suicida la madre di Isabelle "Non ha retto al rimorso"

Marie Caro si è tolta la vita la settimana scorsa, oggi la notizia diffusa dal marito e padre della modella anoressica scomparsa a novembre, nota per aver prestato la propria immagine a una campagna per la lotta ai disturbi alimentari realizzata da Oliviero Toscani. Il padre: "Mia moglie non ha resistito"

PARIGI - Non ha retto al dolore e, come ha detto il marito, all'"enorme rimorso". E ha scelto di togliersi la vita. Si è suicidata Marie Caro, la madre di Isabelle Caro, la modella francese anoressica morta a 28 anni lo scorso 17 novembre. Si sentiva in colpa, ha spiegato Christian Caro, "per averla fatta ricoverare, perché Isabelle non voleva andare in quell'ospedale". La donna, come ha spiegato l'uomo in un'intervista al quotidiano svizzero 20 Minuten, "si è tolta la vita la settimana scorsa, non riusciva a farsi una ragione della morte di Isabelle, si addossava colpe terribili, in particolare perché aveva consentito che la figlia venisse ricoverata. Insieme avevamo progettato una cappella per lei, adesso diventerà la tomba per mia moglie e mia figlia".
La ragazza era stata ricoverata a novembre presso l'ospedale Bichat, a nord di Parigi, per una grave disidratazione. Soffriva di anoressia dall'età di 13 anni. Subito dopo la sua morte, Christian Caro aveva diffuso un comunicato con il quale accusava di "negligenza" il personale medico dell'ospedale. "Ci avevano detto che le avrebbero fatto delle analisi, ma che c'era bisogno di sedarla. Chiunque, nelle condizioni di Isabelle, non avrebbe dovuto essere sedato, ogni medico dovrebbe saperlo". L'uomo aveva quindi sporto denuncia per omicidio doloso presso la Procura di Parigi.La storia di Isabelle Caro aveva fatto il giro del mondo. Fin da quando la giovane, che soffriva di anoressia, aveva posato nuda nello spot di una campagna di sensibilizzazione sui disturbi alimentari realizzata da Oliviero Toscani nel 2007. Isabelle, alta un metro e sessantacinque, pesava solo 31 chili. La foto aveva destato sensazione e polemiche e il giurì per la pubblicità aveva bloccato il suo utilizzo nella campagna. La ragazza nel 2008 aveva scritto un'autobiografia, The little girl who didn' wanto to get fat, pubblicato in Italia con il titolo La ragazza che non voleva crescere, in cui raccontava di rapporti familiari complessi, con un padre assente e una madre iperprotettiva che la costringeva a rimanere chiusa nella sua stanza, coprendola di giocattoli ed attenzioni, quasi per paura che crescesse.

font: http://www.repubblica.it/persone/2011/01/20/news/madre_isabelle_caro-11442304/

Progetti scuola Pgs

Al via i “Progetti scuola”organizzati dalle Polisportive Giovanili Salesiane di Sicilia. È stato il presidente regionale Maurizio Siragusa, accompagnato dal direttore tecnico Carmelo Pergolizzi, ad inaugurare l’avvio dell’iniziativa condotta nelle scuole primarie delle Fma e dei Salesiani dell’isola con una manifestazione svoltasi sabato 22 gennaio a Palagonia presso l’istituto San Giuseppe. La direttrice dell’Opera sr. Antonella Meli nel suo indirizzo di saluto ha voluto sottolineare l’importanza dello sport inteso come strumento di educazione delle giovani generazioni. Il corso si articolerà su lezioni settimanali di attività motoria nelle varie classi da gennaio a giugno. A coordinare le attività sarà sr. Concetta Migliorisi che si avvarrà della collaborazione dei docenti Franca Ragusa e Valeria Calanducci. In Sicilia sono diverse le iniziative in tal senso promosse dall’Ente di promozione sportiva Pgs. Spiccano particolarmente le attività scolastiche realizzate a Catania presso l’Istituto S. Francesco di Sales e Maria Ausiliatrice e a Palermo al Don Bosco Ranchibile. “L’attività motoria nelle scuole rappresenta senza dubbio il più importante investimento per una necessaria educazione allo sport – afferma il presidente Siragusa – in particolar modo oggi perchè assistiamo, purtroppo, ad un crescente disinteresse alla pratica sportiva fin dall’età dell’adolescenza”. A fine maggio è prevista nell’ambito delle Pigiessiadi, evento di chiusura dell’anno sportivo, una sezione di gare riservate alle rappresentative scolastiche che hanno aderito al progetto nel corso dell’anno. Palagonia, 22 gennaio 2011. Progetto scuola. Nella foto a destra, il Presidente e il Direttore tecnico regionale con i docenti del progetto e le Fma dell’Istituto S. Giuseppe. Nella foto in alto , un momento dell’inaugurazione.

font:http://www.pgssicilia.it/

Caro Don Bosco...


Lettera a Don Bosco dei ragazzi dell'oratorio
salesiano di Piazza Armerina


Caro Don Bosco,
ti chiamiamo Padre, Maestro ed Amico della gioventù, quella gioventù da te tanto amata per cui hai speso l’intera esistenza. E continui a farlo ancora oggi, due secoli dopo, perché Dio tramite te ispira giovani e meno giovani disposti a spendersi per la stessa causa.
È grazie alla tua forza, alla tua determinazione ma soprattutto alla tua fede che oggi siamo qui come Famiglia Salesiana, uniti e allegri come ci vuoi tu, a festeggiarti e ringraziarti; perché se tu per primo non ci avessi dato l’esempio, vincendo ogni difficoltà e perseverando per salvare le anime dei giovani, noi già avremmo mollato.
Non saremmo qui a iniziare con te il decimo anno di esperienza salesiana laica. Una realtà, la nostra, che dieci anni fa destava dubbio, incertezza, ma che ha trovato conferma, giorno dopo giorno, nei giovani che Dio ha mandato alla tua casa, questa casa.
È anche vero che non è stato fatto nulla di così innovativo: tu stesso hai avuto la geniale intuizione di mobilitare i laici verso l’apostolato. Tu li chiamavi collaboratori, ora si chiamano Salesiani Cooperatori. In molti si innamorano di te grazie a loro e grazie ai consacrati e agli altri giovani di tante realtà salesiane. Che meraviglia amare Dio attraverso i giovani! Che meraviglia sentirsi a casa, in famiglia, uniti per una stessa missione!
In tutti questi anni ci è sempre stata vicina la tua frase: “Per cogliere le rose, si sa, s'incontrano le spine; ma con le spine vi è sempre la rosa”. Ci sono state spine che, a dire il vero, non ci aspettavamo: ritrovarsi ostacolati da chi dovrebbe essere una guida di fede ci spiazza. La ricerca di scissioni da parte di chi dovrebbe predicare l’unità ci addolora.
Più volte ci siamo dovuti mettere in discussione, abbiamo dovuto rivedere le nostre idee, quasi sempre senza capire cosa ci fosse di sbagliato in esse.
Vorrei averti qui, Padre, per farti tante domande che difficilmente trovano risposta. Ti vorrei qui, nella nostra piccola città di P.Armerina, e ti porterei in mezzo ai giovani perché tu li incontrassi e loro incontrassero te. Ti porterei alla villetta, tra i pub e le strade, e so che tu con me ci verresti e avresti una parolina all’orecchio per ogni giovane, dal più responsabile al più sprovveduto, da quello che cerca Dio a quello che si sente smarrito e ha perso la fede. Ma tu sei vissuto due secoli fa; qui, adesso, ci siamo noi. E simbolicamente alla villetta vorremmo portare in processione la Madre che ci hai insegnato a chiamare Ausiliatrice, pregandola di tenerci tutti sotto il suo manto e di insegnarci ad essere guida per i giovani, tutti i giovani! Vederci impedire ciò, ci lascia delusi.
Padre, a dire il vero, in processione volevamo portare anche te, per dirti “Scendi nelle strade, scendi ancora!”. Anche questo non si può fare. Perché?
Sai cos’è che nonostante tutto ci da forza? Ricorrere al tuo esempio. Anche tu hai trovato spine laddove cercavi braccia che potessero aiutarti. A te è andata anche peggio, hanno tentato di ucciderti! Ma Dio ha manifestato il suo amore proteggendoti e illuminandoti continuamente, tu ci hai messo il “si” quotidiano e una buona dose di ottimismo.
Con lo stesso ottimismo e con fede, dunque, ci rivolgiamo a Dio per mezzo tuo, affinché possa farci capire quale sia la strada da seguire, quali siano le condizioni da accettare con ubbidienza e quali, invece, siano da cambiare con coraggio, sempre per la Sua gloria e mai per la nostra.
C’è un giardino di rose bellissimo in questa città, ogni rosa è un giovane che la abita e noi vogliamo essere per loro dei buoni giardinieri.
Implora Dio per noi perché renda i nostri cuori pazienti e accoglienti, in quanto uno solo è il nostro desiderio: raggiungerti insieme ai tuoi figli in Paradiso.


I giovani dell’Oratorio Salesiano di Piazza Armerina

A.S.D P.G.S "Stelle Azzurre" dal 1983: 2° giornata festa per le “Stelline” Piazzesi

A.S.D P.G.S "Stelle Azzurre" dal 1983: 2° giornata festa per le “Stelline” Piazzesi: "Per iniziare nel migliore dei modi la settimana Salesiana che si concluderà lunedì 31 Gennaio con i festeggiamenti a Don Bosco, i comitati ..."

Torneo Don Bosco 27 gennaio


per sapere di più visita il blog www.pgsstelleazzurre.blogspot.com

LA RICERCA La scienza riscopre poesie e tabelline

Uno studio americano rivaluta un metodo didattico passato di moda e spiega perché è più efficace. Ricordare un testo, dei versi o una sequenza di numeri non è nozionismo ma aiuta a elaborare i concetti

BERLINO - "Nel mezzo del cammin di nostra vita...", oppure "Sempre caro mi fu quest'ermo colle...": chi ricorda ancora a memoria passi della Divina Commedia di Dante o L'Infinito di Leopardi? Negli ultimi decenni imparare a memoria, assimilare passivamente, ripetere e annotare, era andato fuori moda come metodo didattico: nozionismo sorpassato. Invece no: imparare a memoria, leggere e rileggere, ripetere, è spessissimo il metodo migliore per apprendere, fino ai massimi livelli accademici e non solo alle elementari o alle medie. A questa conclusione, rilanciata dai media tedeschi, sono arrivati Jeffrey Karpicke e Janell Blunt, psicologi alla Purdue University di West Lafayette, Indiana, Usa. Al loro studio la rivista "Science" ha dedicato un ampio resoconto. Il sogno degli studenti universitari, si dice qui scherzando, è arrivare all'esame con un metaforico imbuto che ti immette nozioni e concetti nella memoria. Ma come darsi da soli un "imbuto" funzionante? Jeffrey Karpicke e Janell Blunt suggeriscono in sostanza "keep it simple", quindi impara a memoria, ripeti e ricorda. E prendi appunti, se possibile a mano perché il collegamento dell'attività motoria dello scrivere col cervello aiuta a ricordare ben più dell'uso della tastiera di un computer. Imparare a memoria e ripetere, dicono Karpicke e Blunt, è un metodo molto più efficace per assimilare nozioni e concetti, e poi averli nella propria memoria e quindi utilizzarli nel ragionamento, in connessioni logiche, rispetto a metodi nuovi come l'uso di cosiddette "concept maps" o "mind maps". Cioè schizzi e grafici, come nelle illustrazioni scientifiche moderne, in cui i punti e i concetti principali della materia d'apprendimento vengono messi in correlazione tra loro. Viva l'imparare a memoria e la ripetizione, scrivono i due psicologi su "Science", spiegando due esperimenti che hanno condotto. Nel primo, hanno consegnato a 80 studenti un testo scientifico da leggere. La metà dei giovani doveva tenere bene a memoria quanto appreso, l'altra metà doveva invece seguire il metodo delle "concept maps" e schizzare una specie di schema-carta geografica con i contenuti più importanti logicamente collegati tra loro. Poi tutti i partecipanti al test hanno dovuto redigere quanto avevano imparato, e quali erano le loro conclusioni logiche. A sorpresa, quei 40 studenti su 80 che avevano semplicemente riscritto e imparato a memoria quanto avevano letto sono andati meglio all'esame-test: ricordavano meglio anche a lungo termine e usavano meglio con la loro logica quanto avevano appreso. La spiegazione dei due scienziati: chi impara a memoria e prende appunti riesce meglio non solo a ricordare le informazioni apprese, ma anche a ordinarle poi autonomamente secondo logica. Insomma, aiuta a sviluppare le capacità cerebrali, e indirettamente anche a essere meno dipendenti dai computer. Dettaglio curioso: scrivere a mano aiuta a ricordare e a usare la logica molto più che non scrivere con la tastiera d'un computer, perché i segnali della mano scrivente a penna al cervello imprimono meglio la memoria. Il metodo dell'imparare a memoria, ripetere, ricordare e scrivere non è comunque universale, ammonisce Elsbeth Stern, docente di didattica a Zurigo. "Ha un senso imparare a memoria i nomi di tutte le capitali europee, solo se gli studenti hanno un'idea generale di cos'è l'Europa, il metodo perfetto non esiste", aggiunge. Eppure il rapporto pubblicato da "Science" sembra consigliarci di riabilitare il cosiddetto nozionismo demodé. Sempre ricordando modesti che l'essere umano non è "infinito" come il capolavoro di Leopardi.

font: http://www.repubblica.it/scienze/2011/01/24/news/memoria-11577456/

LO STUDIO "Labirinto Ikea": ecco perché non puoi uscirne a mani vuote

Ricercatori dello University College di Londra hanno analizzato la planimetria dei centri commerciali: nel mobilificio svedese tutto è studiato per indurre i clienti all'acquisto di SARA FICOCELLI

SALOTTI che invogliano a riposare in poltrona, cucine che sfociano in bagni che a loro volta sbucano verso un altro salotto: non è un film di David Lynch ma il labirintico mondo Ikea, progettato e realizzato non solo per permetterci di arredare 45mq con 4500 euro ma anche per farci comprare, comprare, comprare. E per convincere un innocuo visitatore a trasformarsi in un compratore compulsivo non c'è cosa migliore che imprigionarlo nelle manette soft della perdizione mentale.
Quello che molti sospettavano ha oggi una dimostrazione scientifica. L'hanno elaborata i ricercatori dello University College di Londra, che studiando la logica alla base della planimetria dei centri commerciali hanno notato qualcosa di strano: percorsi arzigogolati, fatti apposta per impedire a chi entra di tornare indietro. Una volta entrati nel paradiso dei mobili svedesi a buon mercato, insomma, bisogna andare fino in fondo, e se anche si entra per comprare un vaso da orchidea è probabile che si esca con un tavolino infilato a forza nel portabagagli. L'"effetto labirinto", così lo hanno battezzato gli studiosi guidati da Alan Penn, ha proprio lo scopo di mantenere i clienti tra corridoi ed espositori il più a lungo possibile, facendoli perdere tra mobili minimalisti componibili e invogliando il cervello a comprare.
''L'organizzazione del negozio è così confusa che il cliente non sa se sarà in grado di tornare indietro. Così mette l'oggetto nel carrello e tira avanti'', spiega lo studioso, direttore del Virtual Reality Centre for the Built Environment dell'università britannica. Un ritratto che però l'azienda svedese mostra di non gradire: ''I nostri negozi sono progettati per dare ai clienti diverse idee su come arredare la propria casa, dalla cucina alla stanza da letto - ribatte Carole Reddish, vice direttore delegato di Ikea per Gran Bretagna e Irlanda - Mentre molti clienti vengono in negozio per ispirarsi, altri arrivano con una precisa lista degli acquisti realizzata dopo aver consultato i nostri cataloghi cartacei e online''.Con una rete di 258 negozi in 37 Paesi e un fatturato che nel 2009 ha raggiunto i 21,5 miliardi di euro, Ikea è una delle multinazionali più fortunate al mondo. Dal ristorante interno a base di specialità della cucina svedese al catalogo pubblicato in 52 diverse edizioni, di cui ogni anno vengo stampate 198 milioni di copie, l'azienda ha sempre dimostrato una certa sagacia nell'utilizzo delle strategie di marketing."Alla base di certe modalità di presentazione dei prodotti - spiega Stefano Canali, storico e filosofo della scienza e ricercatore per la Sissa (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati) nel campo delle basi biologiche dei comportamenti compulsivi - c'è lo sfruttamento di due meccanismi cerebrali: il primo è quello di ricompensa e gratificazione, che si attiva grazie alla dopamina, un neurotrasmettitore che entra in funzione in presenza di novità. A contatto con novità continue, come la presentazione di prodotti che teoricamente possono esserci utili per vivere meglio, il cervello attiva sequenze comportamentali finalizzate al consumo. Il secondo meccanismo è quello della cosiddetta "ego-depletion" (in italiano "ego-sottrazione" o "ego-privazione") che è la progressiva perdita delle capacità cerebrali di resistenza al consumo, controllate dalla corteccia prefrontale". Di fronte a una tentazione continua, conclude l'esperto, è insomma fisiologico che la volontà prima o poi ceda, spingendoci a comprare cose che non ci servono e riducendoci, come cantavano i Clash, "Lost in the supermarket".

font:http://www.repubblica.it/scienze/2011/01/24/news/labirinto_ikea-11593733/

Siviglia, spot anti-Mou: ''Resterai senza titulo''

Dai “tre tituli” a “zeru tituli”. Mourinho è ancora bersaglio delle tifoserie avversarie in Spagna. In vista della semifinale di Coppa del Re, uno spot del Siviglia annuncia il peggiore degli incubi per lo Special One: «Ti lasceremo senza titulo», minaccia lo slogan

A.S.D P.G.S "Stelle Azzurre" dal 1983: La Famiglia Salesiana celebra il triduo di Don Bos...

A.S.D P.G.S "Stelle Azzurre" dal 1983: La Famiglia Salesiana celebra il triduo di Don Bos...: "La Famiglia Salesiana è già in trepidante attesa per la festa del loro padre fondatore, S. Giovanni Bosco, che come consuetudine si celebra..."

A.S.D P.G.S "Stelle Azzurre" dal 1983: Vigor-Stelle Azzurre: 4-1

A.S.D P.G.S "Stelle Azzurre" dal 1983: Vigor-Stelle Azzurre: 4-1: "Mercoledì 19 gennaio si è disputata presso il palazzetto dello sport di Piazza Armerina la Vigor-Stelle Azzurre. Le Stelle non hanno portato..."

17 marzo 2011, festa nazionale: per chi lavora è un ponte in più


Il 2011 ha una nuova festa nazionale, il 17 marzo: è giovedì, i lavoratori possono prepararsi a un 'ponte' tutto nuovo. Il 17 marzo è la data in cui Vittorio Emanuele proclama nel 1861 il Regno d'Italia. Sarà celebrato solo quest'anno, poi tornerà una data normale, ricordata nei libri di storia, ma non celebrata ufficialmente. Lo comunicano il capo dello Stato e il capo del governo, che hanno trovato un accordo sui prossimi appuntamenti per celebrare il 150esimo anniversario dell'unità italiana. Il 2 giugno prossimo verranno invitati infatti a Roma i capi di stato di 26 paesi dell'Unione europea, degli Stati Uniti, della Russia e di quei paesi dove esistono le più numerose comunità di emigrati italiani. Come l'Argentina, il Brasile e l'Uruguay. È il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, durante la presentazione degli eventi per i 150 anni dell'Unità d'Italia, oggi a Roma, a svelarne i particolari. "I capi di stato parteciperanno alla parata del 2 giugno caratterizzata sui 150 anni, poi dopo la colazione al Quirinale, in Campidoglio daranno un saluto all'Italia". Aggiungendo: "L'iniziativa è il frutto di un colloquio tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che "hanno convenuto di dare una particolare enfasi sul piano europeo e internazionale ai festeggiamenti per il 150esimo". Era infatti il 17 marzo 1861 quando a Palazzo Carignano, allora nuova sede del parlamento italiano a Torino, venne proclamato il Regno d'Italia. Con la prima convocazione del Parlamento italiano del 18 febbraio 1861 e la successiva proclamazione del 17 marzo, Vittorio Emanuele II è il primo re d'Italia nel periodo 1861-1878

PGS Sicilia: campi estivi atleti


Campi estivi atleti.

Si svolgeranno dall’8 al 21 luglio 2011 al Soggiorno Don Bosco di Gambarie d’Aspromonte i campi estivi atleti riservati alle categorie Mini, Propaganda, Under 14 e Under 16. Un’esperienza di gioco sport immersi nella splendida natura a 1300 metri s.l.m.. Per la modalita' del campo e scheda di adesione ..clicca qui..

PGS Sicilia: corso dirigenti

Corsi dirigenti: Ragusa, 25/27 febbraio 2011.

Si svolgeranno a Ragusa dal 25 al 27 febbraio i corsi di formazione di primo e secondo livello per i dirigenti delle associazioni locali Pgs. I corsi saranno realizzati con la collaborazione della Scuola dello Sport “G. Cartia” del Coni Sicilia che metterà a disposizione oltre alle strutture anche i docenti che comporranno l’equipe assieme ai responsabili regionali pgs della formazione. Per il programma, modalita' e scheda di partecipazione ...clicca qui..

'A Livella. Totò



Ogn'anno, il due novembre, c'é l'usanzaper i defunti andare al Cimitero. Ognuno ll'adda fà chesta crianza; ognuno adda tené chistu penziero.
Ogn'anno, puntualmente, in questo giorno, di questa triste e mesta ricorrenza, anch'io ci vado, e con dei fiori adornoil loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.
St'anno m'é capitato 'navventura...dopo di aver compiuto il triste omaggio. Madonna! si ce penzo,e che paura! ma po' facette un'anema e curaggio.
'O fatto è chisto, statemi a sentire: s'avvicinava ll'ora d'à chiusura: io,tomo tomo, stavo per uscire buttando un occhio a qualche sepoltura.
"Qui dorme in pace il nobile marchesesignore di Rovigo e di Belluno ardimentoso eroe di mille imprese morto l'11 maggio del'31"
'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto......sotto 'na croce fatta 'e lampadine; tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto: cannele,cannelotte e sei lumine.
Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signorence stava 'n 'ata tomba piccerella, abbandunata, senza manco un fiore; pe' segno,sulamente 'na crucella.
E ncoppa 'a croce appena se liggeva:"Esposito Gennaro - netturbino": guardannola, che ppena me facevastu muorto senza manco nu lumino!
Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...chi ha avuto tanto e chi nun ave niente! Stu povero maronna s'aspettavaca pur all'atu munno era pezzente?
Mentre fantasticavo stu penziero, s'era ggià fatta quase mezanotte, e i'rimanette 'nchiuso priggiuniero, muorto 'e paura...nnanze 'e cannelotte.
Tutto a 'nu tratto,che veco 'a luntano? Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...Penzaje: stu fatto a me mme pare strano...Stongo scetato...dormo, o è fantasia?
Ate che fantasia; era 'o Marchese: c'o' tubbo, 'a caramella e c'o' pastrano; chill'ato apriesso a isso un brutto arnese; tutto fetente e cu 'nascopa mmano.
E chillo certamente è don Gennaro...'omuorto puveriello...'o scupatore. 'Int 'a stu fatto i' nun ce veco chiaro: so' muorte e se ritirano a chest'ora?
Putevano sta' 'a me quase 'nu palmo, quanno 'o Marchese se fermaje 'e botto, s'avota e tomo tomo..calmo calmo, dicette a don Gennaro:"Giovanotto!
Da Voi vorrei saper, vile carogna, con quale ardire e come avete osatodi farvi seppellir, per mia vergogna, accanto a me che sono blasonato!
La casta è casta e va, si, rispettata, ma Voi perdeste il senso e la misura; la Vostra salma andava, si, inumata; ma seppellita nella spazzatura!
Ancora oltre sopportar non possola Vostra vicinanza puzzolente, fa d'uopo, quindi, che cerchiate un fossotra i vostri pari, tra la vostra gente"
"Signor Marchese, nun è colpa mia, i'nun v'avesse fatto chistu tuorto; mia moglie è stata a ffa' sta fesseria,i' che putevo fa' si ero muorto?
Si fosse vivo ve farrei cuntento, pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'ossee proprio mo, obbj'...'nd'a stu mumentomme ne trasesse dinto a n'ata fossa".
"E cosa aspetti, oh turpe malcreato, che l'ira mia raggiunga l'eccedenza? Se io non fossi stato un titolato avrei già dato piglio alla violenza!"
"Famme vedé.. -piglia sta violenza... 'A verità, Marché, mme so' scucciato'e te senti; e si perdo 'a pacienza, mme scordo ca so' muorto e so mazzate!...
Ma chi te cride d'essere...nu ddio? Ccà dinto, 'o vvuo capi, ca simmo eguale?......Muorto si'tu e muorto so' pur'io; ognuno comme a 'na'ato é tale e quale".
"Lurido porco!...Come ti permetti paragonarti a me ch'ebbi natali illustri, nobilissimi e perfetti, da fare invidia a Principi Reali?".
"Tu qua' Natale...Pasca e Ppifania!!! T''o vvuo' mettere 'ncapo...'int'a cervella che staje malato ancora e' fantasia?...'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella.
'Nu rre, 'nu maggistrato, 'nu grand'ommo, trasenno stu canciello ha fatt'o punto c'ha perzo tutto, 'a vita e pure 'o nomme: tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?
Perciò, stamme a ssenti...nun fa''o restivo, suppuorteme vicino- che te 'mporta? Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive: nuje simmo serie...appartenimmo à morte!"

Gandhi insegna cos'è Amore

Prendi un sorriso,
regalalo a chi non l’ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole,
fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente,
fa bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima,
posala sul volto di chi non ha pianto.
Prendi il coraggio,
mettilo nell’animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita,
raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza,
e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà,
e donala a chi non sa donare.
Scopri l’amore,
e fallo conoscere al mondo.

M. Gandhi

CALCIO Barcellona dei record, cento punti per battere la storia

Bel gioco, gol, trofei e anche il primato di Cruyff del '75: 28 gare senza ko. Ma Guardiola non ha ancora rinnovato il contratto: "Lasciatemi lavorare in pace" di MAURIZIO CROSETTI

PER UNA volta, non guardiamo il Barcellona come se fosse solo quello che è, ovvero un'opera d'arte, e neppure la perfetta sintesi tra idea (il gioco), filosofia (il vivaio) e sovrumano talento (Messi, più qualche campione del mondo). Perché la più forte e la più bella squadra del pianeta (non sempre forza e bellezza sono sinonimi, nel Barça sì) è soprattutto un'equazione, un teorema. Matematica, non solo poesia. Algebra, non solo fantasia. I numeri, non le opinioni sui massimi sistemi calcistici - dei quali, pure, il Barcellona è un esempio unico - sostanziano la carne di un autentico miracolo, la ciccia sulle ossa di un capolavoro. La mostruosità dei record già battuti dai blaugrana (e siamo solo a gennaio), racconta più di mille aggettivi. I numeri in colonna spiegano veramente tutto, sono i tempi perfetti dello spartito di Mozart, l'aritmetica che si sposa con l'indubitabile prova dell'esistenza di Dio (il quale nacque a Barceloneta, non a Betlemme). Dunque, i memorabili hanno chiuso il girone d'andata con 17 vittorie su 19 partite, un solo pareggio e una misera, lontana (11 settembre), inspiegabile sconfitta contro l'Hercules (0-2). Cioè 52 punti su 57 disponibili, come loro nessuno mai. La vera impresa, a questo punto, è averne appena quattro in meno del Barça: ci sta riuscendo il Real Madrid di Mourinho, peraltro umiliato nello scontro diretto, il famoso 5-0 del Camp Nou (29 novembre, la partita perfetta). La terza forza della Liga, si fa per dire, è il Villareal remotissimo (39 punti). Anche se le due cifre che lasciano sbigottiti riguardano i gol: 61 segnati, 11 incassati, differenza reti di + 50. Tredici, nelle ultime tre partite. Le goleade non si contano: la cinquina al Real ma anche al Siviglia e alla Real Sociedad, e poi il 5-1 all'Espanyol, il 4-0 al Deportivo, il 4-1 al Malaga, il 5-1 in Champions al Panathinaikos. Più che una squadra, un rullo asfaltatore. Il Barcellona di tutti i record ha stabilito anche quello della serie più lunga senza sconfitte: 28 gare, una in più del Barça di Cruyff nel '75. Seguono il maggior numero di vittorie in trasferta (9). Alla portata, ovviamente, il tetto dei 99 punti finali (raggiunto l'anno scorso), dei 107 gol (1989-90), a un passo le vittorie consecutive (14, ne manca appena una). Persino il metro e la bilancia dimostrano come il talento del Barcellona sia qualcosa di lieve, eppure potentissimo: altezza media, 177 centimetri (la pachidermica Juve, tanto per dire, è a 186), peso medio 71,5 chili (quattro in meno della media europea). Cominciando dalle formazioni giovanili, i calciatori non vengono valutati un tanto al chilo. Pesi e attrezzi ginnici non sono il pane quotidiano, perché l'unico aggeggio da non abbandonare mai, anzi da accudire, è il pallone: infatti i giocatori del Barcellona danno l'impressione di divertirsi prima di divertire, insomma di essere proprio felici. Inoltre, il Barça è la squadra più "corta" d'Europa (36 metri in media), dunque la più raccolta e compatta. Ma sono il cronometro e il pallottoliere a chiudere il cerchio: il Barcellona tiene la palla più di tutti (70 per cento, l'Inter è al 54 per cento) e fa più passaggi nel corso di una partita (672 in media, contro i 513 del Milan, primo in Italia). L'incredibile matematica del Barcellona non è esclusiva emanazione dei singoli (a proposito di regolarità, il sublime Iniesta da cinque stagioni infila 19 presenze nelle prime 19 giornate), nonostante il venusiano Messi (già 31 gol, 18 in Liga, adesso punta a superare i 47 dell'anno scorso) abbia appena rivinto il Pallone d'Oro ("Non devo giustificarmi, non ho rubato nulla", ha detto la Pulce, piccata). E sorprende che l'architetto di questa cattedrale, l'allenatore Pep Guardiola (40 anni ieri, ecco un altro numero che spiega molto, compresa la distanza da noi), otto trofei in due anni e mezzo, terzo campionato consecutivo più che probabile, non abbia ancora rinnovato il contratto: scadrà a giugno, il club gli offre il classico assegno in bianco, lui chiede tempo: "Perché ne manca ancora molto, e io voglio solo lavorare in pace". L'unica ombra, a ben guardare, sulla meravigliosa tela, anche se i più affascinanti capolavori sono un abile gioco di chiaroscuro.

font:http://www.repubblica.it/sport/calcio/calciomercato/2011/01/19/news/barcellona_dei_record-11391987/?ref=HRLS-4

Nucleare: il contro-spot di Greenpeace usa l'ironia

L'associazione ambientalista lancia una campagna per replicare con il sarcasmo a quella del Forum a sostegno del ritorno all'atomo. "Quella era una pubblicità scorretta realizzata con i soldi dei contribuenti"

Una marcia non competitiva per godere delle bellezze del Parco delle Cinque Terre (La Spezia)

La PGS Marce La Spezia, con il patrocinio del Comune di Riomaggiore e del Parco Nazionale delle Cinque Terre, organizza la VIII edizione della marcia "Nel Parco nazionale delle Cinque Terre" non competitiva a passo libero di km. 5 – 8 – 18 – 25.

Tutti i percorsi si snoderanno lungo i sentieri e le scalinate del Parco Nazionale, tra vigneti, uliveti, castagneti e macchia mediterranea. Sono previsti poi gli attraversamenti dei borghi marinari di Riomaggiore e Manarola, collegati fra loro dalla famosa ”Via dell’ Amore”, la visita ai borghi collinari di Groppo e Volastra e alle frazioni di Porciana e Pianca , caratterizzati dai vigneti a terrazza, con panorami mozzafiato sulla Costa Ligure, sull’ Arcipelago Toscano, sulle isole Palmaria e Tino, sulla Corsica e sugli altri paesi delle 5 Terre, un territorio talmente stupendo che già da tempo è stato riconosciuto dall’UNESCO come ”Patrimonio dell’ Umanità”. La marcia si terrà il 27 marzo 2011, con partenza alle ore 9.00 dalla palestra della Scuola Media di Riomaggiore. E’ valida per i concorsi Palio del Marciatore – Internazionali IVV - Nazionali FIASP - Piede Alato - Brevetto Stramarciatore di Viareggio e avrà luogo con qualsiasi condizione meteorologica. Le iscrizioni per i gruppi regionali ed extraregionali si riceveranno da lunedì 22 febbraio e termineranno giovedì 18 marzo alle ore 21.00. Per i singoli e i gruppi locali, è possibile iscriversi sino al momento della partenza o al raggiungimento del 1500° iscritto.

font: http://la-spezia.mondodelgusto.it/2011/01/18/una-marcia-non-competitiva-per-godere-delle-bellezze-del-parco-delle-cinque-terre-la-spezia/

La Luce del tuo Amore

"Quando l'amore diventa possesso, attaccamento, diventa un peso, una schiavitù. Ma perchè l'amore diventa un attaccamento? La prima cosa da capire è che se l'amore diventa attaccamento, ti stavi solo illudendo che fosse amore. Stavi solo fingendo. In realtà, avevi bisogno dell'attaccamento. E se vai ancora più in profondità, scoprirai che avevi bisogno di diventare uno schiavo. Esiste una sottile paura della libertà, per cui tutti vogliono essere schiavi. Tutti, naturalmente, parlano della libertà, ma nessuno ha il coraggio di essere davvero libero, perchè quando sei davvero libero, sei solo. E solo se hai il coraggio di essere solo, puoi essere libero."
* * * * *
"Le persone sono come finestre dai vetri colorati. Brillano al sole, ma quando cala il buio la loro vera bellezza si rivela solo se sono illuminati dall'interno." - Jean Houston -

font:http://blog.chatta.it/menphis75/Luglio/2007/90.aspx

LA PIETRA

Il distratto ci inciampa. Il bruto la usa come un proiettile. L’imprenditore la usa per costruire. Per i bambini, è un gioco. Drummond l’ha poetizzata. David ci uccise Golia, e Michelangelo ne ha realizzata la più bella scultura.E in tutti questi casi, la differenza non era nella pietra, ma nell’ uomo !Non esiste "pietra" nel nostro cammino che non possa essere sfruttata per la nostra crescita.
Ogni istante che passa è una goccia di vita che non tornerà più a cadere, approfittiamo di ogni goccia per evolvere. Dalle opportunità traiamo il miglior profitto, forse non avremo un’ altra occasione.
Nella vita il caso non esiste, ogni evento è frutto di Sincronicità che racchiude, nella sua parte più interna, un messaggio o una lezione a noi diretta.

Sta a noi saperne cogliere l’essenza.

Un abbraccio di Luce.

Giuseppe Bufalo

www.specchiomagico.net/giuseppebufalo.htm

Fabri Fibra - Tranne Te (video ufficiale)

Video di Tranne Te, dall'album Controcultura, diretto da Cosimo Alemà, una produzione The Mob. Link ad iTunes: http://bit.ly/ci56Rm

Biagio Antonacci - Buongiorno Bell'Anima + Testo

complimenti bel video e stupenda canzone !!!!!!!!!!!!!

CINEMA:specie a rischio, il cartoon per mobilitare i bambini

Dal 21 gennaio nelle sale Animals United, un cartone animato che racconta ai più piccoli le minacce all'ambiente. Al via, in collaborazione con il Wwf, anche un concorso per coinvolgere le scuole nella produzione di un cortometraggio d'animazione di VALERIO GUALERZI

ROMA - Oltre mezzo secolo dopo la "Fattoria degli animali", lo sfruttamento selvaggio della natura da parte dell'uomo torna al centro di una favola che ha qualcosa da dire tanto ai bambini quanto ai loro genitori. Questa volta la forma scelta non è quella del romanzo, ma di un cartone animato. "Animals United", tratto da un racconto di Erich Kaestner e diretto da Reinhard Kloos e Holger Tappe, due veterani dei film di animazione, esce nelle sale il 21 gennaio in circa 300 copie, metà delle quali in formato 3D. A distribuirlo in Italia è la Moviemax, che visto il contenuto particolare del cartone ha deciso di promuoverlo in sinergia con il Wwf attraverso una serie di iniziative a sostegno delle tematiche ambientali. Al centro della trama di 'Animals United' non ci sono i crudeli ritmi lavorativi della fattoria britannica immaginata negli anni '40 da George Orwell, ma i problemi della nostra epoca: cambiamenti climatici, distruzione della biodiversità e soprattutto la drammatica carenza di acqua dovuta, tra l'altro, alle necessità dettate dalla produzione di energia elettrica. A far scattare la solidarietà tra gli animali della savana e altre specie minacciate dall'avidità e dalla stupidità umana sarà infatti la costruzione di una diga a monte della valle dell'Okavango, il grande fiume che nasce dalle montagne dell'Angola e una volta l'anno dona con la sua piena la vita al deserto del Kalahari. Tra gag esileranti e riflessioni profonde sulla necessità di ritrovare un equilibrio tra l'uomo e gli altri esseri viventi, non mancherà naturalmente il lieto fine con una sorta di D-Day degli animali che sbarcano all'ennesima inconcludente conferenza sul clima in corso a New York proprio come gli Alleati sbarcarono in Normandia per mettere fine al regime nazista. Complessivamente il film, ricco di citazioni ai capolavori del genere, non è forse all'altezza delle migliori produzioni recenti del cinema d'azione, ma in questo caso il valore aggiunto è garantito dall'apporto pedagogico. "Sono uscito dalla proiezione entusiasta - spiega alla conferenza stampa di presentazione il presidente onorario del Wwf Fulco Pratesi - ricordo ancora quanto è stato importante per la causa ambientalista un film come 'Bambi': da quel momento in poi la percezione dei cacciatori da parte dei bambini è cambiata per sempre". "Animals United è un film importante perché c'è ancora molto da fare: troppi bambini, a partire dai miei nipoti, sono ancora attratti più dalle automobili che dagli animali", aggiunge Pratesi.
Da qui la scelta della stretta collaborazione tra il Wwf e la Moviemax attraverso un concorso per le scuole e due anteprime di beneficienza in programma domenica 16 gennaio nei cinema The Space Moderno di Roma e The Space Odeon di Milano. "Sono in tutto circa 800 posti a sedere, con biglietti a pagamento per tutti, compresi i diversi vip che sono stati invitati - spiega il presidente di Moviemax Guglielmo Marchetti - Il ricavato sarà devoluto interamente al Wwf per sostenere il suo progetto '20 Species for a living planet' a difesa degli animali a maggior rischio di estinzione". Abbinato al film, inoltre, partirà un progetto promosso da Wwf e Mondo Home Entertainment, la società di distribuzione di home video legata alla Moviemax. "Uniti per l'ambiente" è rivolto ai bambini delle scuole primarie ai quale si chiede, con l'aiuto degli insegnanti, di inventare una vera sceneggiatura sotto forma di elaborato grafico o scritto ispirandosi alle tematiche ambientali contenute in uno speciale kit informativo creato dai promotori. Quattromila di questi kit sono già stati distribuiti ad altrettante classi di tutta Italia, ma chi non lo avesse ricevuto e fosse interessato a partecipare lo può richiedere scrivendo una mail a kitwwf@animalsunited3d.it e può consultare il regolamento completo su www.animalsunited3d.it 1. La sceneggiatura migliore, selezionata da una giuria di esperti del mondo del cinema e della comunicazione, sarà utilizzata da Mondo Tv per la realizzazione per un cartone animato originale che verrà distribuito in dvd: in questo modo, grazie al contributo ricavato dalle vendite, si aiuterà il Wwf a realizzare i progetti di salvaguardia delle specie più a rischio, come tartarughe, orsi polari, rinoceronti, tigri.

font: http://www.repubblica.it/ambiente/2011/01/13/news/animals_united-11179112/

La Pgs Auxilium promossa ai quarti della Coppa Trinacria

Le ragazze del tecnico Giuseppe Romeo superano per 3 set a 0 l'Alta Volley Acicastello nella gara degli ottavi di finale e staccano cosi il biglietto per il turno successivo. Il 27 Febbraio in campo con la Pallavolo Acireale.

Continua il percorso netto in Coppa Trinacria della Pgs Auxilium. Le ragazze del tecnico Giuseppe Romeo superano per 3 set a 0 l'Alta Volley Acicastello nella gara degli ottavi di finale e staccano cosi il biglietto per il turno successivo. Nel primo confronto ufficiale del 2011 l'Auxilium è apparsa appesantita a causa dei carichi di lavoro sostenuti durante le vacanze ed ha faticato ad entrare in gara soprattutto nel set d'apertura, salvo poi uscire fuori alla distanza. Nel primo set l'Alta Volley parte subito forte mentre le padrone di casa stentano a trovare continuità e si mostrano in evidente impaccio fisico. A metà parziale la svolta arriva grazie a qualche soluzione in più trovata in fase di distribuzione del gioco d'attacco ed alla maggiore attenzione nei fondamentali di seconda linea. Il parziale è molto combattuto e l'Auxilium come sempre efficace a muro, trova il colpo di reni decisivo per chiudere la contesa ai vantaggi (26 a 24).
Già nel secondo set la squadra di casa mostra un piglio diverso. Il passare dei minuti e di palloni giocati da una mano al sestetto pigiessino in quanto a gambe e tonicità. Il servizio cresce insieme alla fase di muro/difesa e la frazione si trasforma in una formalità come testimonia lo score finale (25 a 14). Nel terzo set l'Alta Volley, che pure si era dimostrata piuttosto audace e ben disposta in campo, non riesce ad abbozzare una reazione. L'inerzia del match è nelle mani dell'Auxilium che solo nelle fasi finali si complica la vita sprecando tre match point prima di chiudere l'incontro con un +7 (25-18). Con la qualificazione ai quarti della Coppa in tasca (si giocherà il 27 febbraio contro la corazzata Pallavolo Acireale ancora in casa), l'Auxilium torna a concentrarsi nuovamente nel torneo di serie D. Una settimana in più di lavoro servirà per trovare una condizione migliore per affrontare la trasferta di sabato 15 Gennaio (ore 20) sul campo della Libertas Messina.

font:http://messinasportiva.it/news.php?id=16300&dove=a

IL DOCUMENTARIO Haiti, quella rigida barriera fra la gente e le Ong Tanti soldi impegnati, ma l'emergenza è ancora lì

Un'inchiesta di 5 giornalisti haitiani sulla gente dell'isola esclusa dalle decisioni sulla propria sorte. Il titolo è: "Goudou Goudou: le voci ignorate della ricostruzione", un film finanziato da Fondation de France e RFI con il supporto di Reporters sans Frontières. Un reportage sull'efficacia degli aiuti, al di là del positivo risultato mediatico che le organizzazioni internazionali hanno finora incassato.di EMANUELA STELLA

PORT AU PRINCE - A un anno dal terremoto che ha mietuto oltre 220mila vittime, in quello che già prima del sisma era il paese più povero dell'emisfero occidentale l'emergenza fa ancora parte della quotidianità. Povertà, disoccupazione, analfabetismo (ad Haiti sei persone su dieci non sanno leggere né scrivere), tempeste tropicali, ora anche il colera, che si aggiunge alle tensioni sociali post-elettorali. Insomma, tutto tiene in scacco una popolazione che ogni giorno già fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. Alla gente di Haiti (che si sente tagliata fuori dalla possibilità concreta di intervenire sulla propria sorte) dà voce "Goudou Goudou: le voci ignorate della ricostruzione", un web documentary indipendente e non profit realizzato da Benoit Cassegrain e Giordano Cossu, finanziato da Fondation de France e RFI con il supporto di Reporters sans Frontières 1, che sarà diffuso il 12 gennaio - anniversario del cataclisma - da RFI. Insomma, un reportage che si pone il problema di verificare l'efficacia di quanto è stato fatto fin qui, al di là del grande positivo risultato mediatico che le numerose organizzazioni umanitarie internazionali hanno incassato.
Cinque cronisti fra la gente. "Goudou Goudou" è il termine onomatopeico che richiama il boato del terremoto, e che ad Haiti è diventato sinonimo di disastro: il tempo ora si conta da prima o dopo del "goudou goudou". E la realtà del dopo-terremoto scaturisce in modo tangibile dal racconto delle popolazioni colpite, grazie al lavoro di cinque giornalisti radiofonici locali (la radio è in pratica l'unico mezzo di comunicazione, e nelle tendopoli tutti vivono attaccati a una radiolina). Ralph, Mc Haendel, Orfa, Eloge, Roberson visitano ogni giorno i ripari di fortuna in cui si accalcano centinaia di migliaia di persone, e le testimonianze da loro raccolte sono state suddivise da Cassegrain e Cossu in cinque grandi problematiche: la vita quotidiana nelle tendopoli, l'incognita della ricostruzione, la sanità e il colera, l'elaborazione del disastro per mezzo del teatro e dei graffiti che si moltiplicano sui muri rimasti in piedi, l'impatto delle Ong.
Il rapporto con le Ong: un punto dolente. Proprio il rapporto con le istituzioni umanitarie e i volontari accorsi a migliaia sull'isola è uno dei "punti dolenti" sollevati dalla gente di Haiti. "Il processo di aiuti umanitari viene largamente deciso all'estero, senza una consultazione dei beneficiari ultimi dei vari programmi, le voci ignorate di cui parliamo nel nostro documentario - sottolinea Giordano Cossu, coautore del web documentary. - Quello di Haiti è stato un dramma enorme, che ha attratto contributi molto elevati. I fondi governativi, quelli assegnati dagli stati, i famosi 5 miliardi di dollari di cui si parla, passano attraverso una commissione presieduta da Bill Clinton e dal premier haitiano Jean-Max Bellerive, che ha tempi lunghissimi di assegnazione: meno della metà dei fondi disponibili sono stati assegnati, e quelli tradotti in progetti, talvolta prescindono dall'efficacia a lungo termine che dovrebbe ispirarli.
Chi aiuta non ascolta chi ha bisogno. Tra le Ong che hanno raccolto fondi da donatori privati, alcune decidono autonomamente come allocarli e poi le ridistribuiscono a piccole organizzazioni internazionali che sono sul campo che non hanno fondi propri. Piccole e medie ong dipendono da queste istituzioni, come dei 'clientì cui si vendono i progetti, e questo può far perdere di vista il fatto che l'obiettivo finale di chi coopera deve essere unicamente il destinatario degli aiuti". "Le ong internazionali - prosegue Cossu - dovrebbero fare riferimento alle Ong locali, per far sì che l'intervento si concretizzi a lungo termine e continui a produrre benefici anche dopo la partenza degli operatori umanitari. Gli aiuti vanno destinati allo sviluppo, garantendo un passaggio di competenze del progetto agli haitiani, a tutti i livelli. Invece la percezione della gente è che i funzionari delle organizzazioni internazionali si tengano un sacco di soldi per il proprio funzionamento: l'affitto di una macchina, per esempio, costa 150 dollari al giorno, e se ne importano continuamente dall'America".
Una barriera fra la gente e i cooperanti. E' quanto viene percepito dalla gente, stando al reportage di Cassegrain e Cossu, una sorta di "barriera" che la separa dai cooperanti, come capita, per esempio, nel caso di una persona che lascia un impiego più qualificato per andare a fare l'autista, lavoro meglio pagato che al momento dà più soldi ma non offre prospettive future. "Il meccanismo che configura tra popolazione e organizzazioni è dunque quello dei 'committenti' ai quali si vogliono 'vendere' dei progetti - prosegue Cossu: - un volontario ci ha detto che la sua organizzazione non aveva intenzione di mettere in atto progetti cash for work, quelli per cui si assegnano lavoretti a giornata, talvolta superflui, per assicurare la sopravvivenza, ma il committente riteneva che in quel momento il cash for work fosse l'arma vincente, e la Ong si è dovuta adeguare".
Il salario giornaliero. Chi lavora nel cash for work viene pagato 200-300 gourde al giorno, 4-6 euro, che bastano per la sopravvivenza minima. "A confronto del manovale che sta 14 ore al giorno a spaccare col martello, per liberare le città dagli edifici pericolanti, il cash for work crea una sorta di svilimento del lavoro. Il punto è il coinvolgimento delle popolazioni nell'opera di ricostruzione, che in generale viene trascurato". I volontari sono animati dal sincero desiderio di aiutare, molti di loro mettono a disposizione interi mesi di vita: ma il problema, secondo Cossu, sorge a livello di gestione delle Ong, che vanno spinte a creare modelli di sviluppo sostenibile. "In ogni tendopoli c'è un comitato autogestito - racconta - e tutti denunciano di non poter far sentire la propria voce. Arriva il funzionario della Ong e dice: oggi si fa la distribuzione di kit medici o alimentari, piuttosto che di acqua, ma non c'è coinvolgimento nel progetto, che invece è fondamentale, altrimenti tutto è calato dall'alto e fine a se stesso.
I report accattivanti. Senza contare che le ong producono report sul proprio lavoro, li confezionano in modo accattivante e li spediscono direttamente agli organi di stampa, mentre il budget di comunicazione potrebbe essere destinato più utilmente a finanziare un 'revisore dei conti', un audit indipendente e qualificato che valuti il loro operato". "Un altro esempio: le Ong non sono le sole a gestire i campi, molti infatti sono autogestiti. Esiste un'associazione che gestisce 50 campi per 50mila persone, e che si è rivolta a grosse Ong e ad altri possibili finanziatori per un sostegno, ma le organizzazioni umanitarie internazionali sono sempre privilegiate". Quello della "exit strategy" è un altro dei problemi da affrontare e risolvere: i progetti devono avere un inizio, una fine e poi andare avanti da soli, per scuotere istituzioni in larga parte assenti, spingendole a prendere in gestione determinate attività, eppure questo non accade. "Certo, il colera è un'emergenza, ma bisogna cominciare a pensare al dopo: la situazione di assistenza prolungata finisce per produrre uno stato diffuso di passività".
Le ragioni del documentario. Queste considerazioni hanno spinto Cassegrain e Cossu a girare un documentario "dalla parte degli haitiani", che si colloca in una più ampia iniziativa di sostegno al giornalismo haitiano, con l'obiettivo di incoraggiare una prospettiva locale rispetto all'emergenza umanitaria, illustrata nel blog multimediale Solidar'IT in Haiti 2 fondato da Giordano Cossu. Il web documentary, che potrà essere aggiornato con i contributi locali, sarà disponibile in francese da domani sul sito di RFI.

font:http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2011/01/11/news/haiti_ora_la_gente_vuole_camminare_con_le_proprie_gambe-11086797/

Haiti: il calcio medicina contro l'handicap

E' la dimostrazione che si può fare. Che nonostante l'handicap la vita continua e che lo sport in questo è una medicina che aiuta. In campo a Port Au Prince ci sono gli atleti del team ufficiale di Haiti che sfida in amichevole la squadra di Zaryen. Giocano a calcio ma a molti di loro mancano gli arti, persi durante ll terribile terremoto che provocò oltre 220 mila vittime e milioni di senzatetto

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Nella foto, cancellata poco dopo essere stata pubblicata, Katy ha un’espressione decisamente sorpresa, come se avesse appena aperto gli occhi, è senza un filo di makeup, e su mento e guancia fanno capolino due bei brufoletti.
Una doccia fredda per i fans della cantante, che saranno rimasti delusi nello scoprire che di prima mattina non ha le sembianze – e la perfezione – di una bambola Barbie!
Non c’è trucco, non c’è inganno… Grazie Russell Brand!


Fonte: msn

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