SPERANZA E DISPERAZIONE RACCOLTI IN UNA LETTERA-DIARIO

REPORTAGE DAL QUARTO MONDO
È una testimonianza diretta di cosa significa vivere con gli esclusi delle periferie del mondo. Soprattutto qui la condivisione e l’amicizia sincera diventano segni di speranza.

Fratel Carlo, francescano di origine siciliana, è da poco rientrato in Italia dopo un intenso periodo trascorso in Bolivia. Ha accettato, pur con qualche reticenza personale, di consegnare alcune riflessioni sulla sua esperienza missionaria.
Il motivo che “Mi da tanta gioia”, precisa, “è sapere che qualcuno penserà a quella gente tanto lontana e tanto fenomeno televisivo, ma in realtà così poco presente nella nostra vita di ogni giorno”. Cosa significa per lei essere cristiano, essere francescano o dovrei dire missionario?
Penso spesso di finire i miei giorni in terra di missione. Tutto si accende nel mio cuore quando penso di prestare a un povero le mie mani inutili e il mio cuore desideroso di darsi. Mi torna in mente come un progetto vicino che “i poveri li avrete sempre con voi”…è come una promessa, quella di darmi una vita da vivere con in poveri, i poveri di cibo, di amore, di speranza, di fede. Quanti poveri mascherati da ricchi ho conosciuto a Santa Cruz! Ma veniamo al suo racconto: una sorta di lettera-diario che dice di aver scritto “come spinto da una febbre”.

A contatto con la miseria
Siamo tornati alla nostra bella Italia, stanchi, confusi per lo shock del fuso orario, con molte più domande che risposte. Abbiamo cominciato da Santa Cruz ospiti dei frati minori che ci onorano della loro amicizia e della loro ospitalità da tre anni quando siamo a Santa Cruz. Santa Cruz è una città terribile! Un traffico metropolitano dove si può vedere di tutto: dai taxi senza sportelli e senza vetri ai camioncini che portano persone perfino nel cofano e sulla capotta, dai calessi trainati da muli in coma ai ciclotaxi con la ruota posteriore completamente sgonfia e il pappagallo sulla spalla a mo’ di clacson. La sporcizia regna sovrana e corsi d'acqua (si fa per dire) dall'odore indescrivibile attraversano quieti la città frenetica. Uno di questi corsi d'acqua è arricchito da un affluente molto particolare, con i liquami di una buona parte del centro della città. Fiume e liquami spariscono sotto terra e si inoltrano in una zona "franca" dove vivono i giovani del villaggio "nero": centinaia di ragazzi e ragazze, per la maggior parte tossici e ammalati di Aids che nel buio delle fogne aspettano qualcosa di indefinito tra la vita e la morte, la speranza e la disperazione. Ma è pur sempre un attesa, e quindi gravida di sogno; quando è sera si fa un piccolo fuoco (non certo per il freddo, ma per "vedersi"), si rolla qualche canna, cominciano a venir fuori le "piste di cocaina" o se proprio va male ci sono le foglie secche di coca, per allontanare il fantasma della fame, della sete, della stanchezza, della paura che sia l'ultima notte! Pochi minuti succhiando l'aspro umore delle foglie sembra che tutto sia più facile e sopportabile. Anche il rapporto con la “droga” è diverso qui. Non ha senso scandalizzarsi né ovviamente giustificare. Io stesso, qualche giorno dopo, a El Alto de La Paz (4062 m. sul livello del mare), ho masticato foglie di coca per respirare ad alta quota, così anche per percorere i sette chilometri da nord a sud nell'Isla del Sol al centro del Titicaca....oltre i 4000 sul livello del mare. Ma a Santa Cruz è lo shock di un mondo che vive senza di te a metterti in bocca le foglie secche; il senso di impotenza e la consapevolezza che tu non incidi neanche minimamente su quello che accade fuori di li, nel mercato dove a pochi passi di là si possono comprare le farfalle catturate in Amazzonia o dei video porno direttamente forniti dai "pirati" peruviani; dove si consumano i traffici di bambini accanto alla pubblicità del nuovo ipermercato americano; dai comizi politici alle visite pastorali dei tre vescovi della città. Molti di questi giovani non esistono, non sono cioè "anagrafati" da nessuna parte, sono stati generati nelle notti buie delle donne andine, sui monti dove i pastori possono fare quello che vogliono delle donne che non oppongono resistenza; vengono poi "consegnati" al frastuono delle grandi città dove imparano a fare i sciuscià, i lustrascarpe, per venti centesimi di boliviano a paio di scarpe (60 delle vecchie lire) o a concedere i loro favori agli occidentali o agli uomini del nord che calano come avvoltoi in queste terre dominate dalla sofferenza e dalla fame, offrendo a volte anche solo un pane o un po’ di frutta in cambio delle loro “prestazioni” e non concedendo sconti sulle loro richieste. La città è piena di mendicanti, ma com'è diverso dai nostri zingari che ci coprono di improperi! Là il povero ha una dignità che gli viene dall'appartenere alla maggioranza della popolazione. Sono magri, e non hanno altri cartelli che i loro occhi pieni di fame, non chiedono niente per i bambini che sono a casa, forse non c'è nemmeno una casa, tutto è là, qualcosa per loro, un po’ di latte per il loro petto cieco. Non maledicono, non insistono....ringraziano e chiedono preghiere perchè Dio conceda loro di non disperare mai, di non dubitare mai del suo amore. Sui gradini della cattedrale trovo un "lebbroso" guarito, è così strano.. mi chiedo come sia stato possibile. Gli diamo una caramella portata dalla nostra Italia per i bambini. Lui ha forse trenta anni, ed è scosso da una vibrazione senza sosta in tutto il corpo. Non riusciamo a dire altro, ma lui parla, poche parole, "hermano, gracias, Dios la bendiga" ....entriamo in una Cattedrale gremita di popolo. All'uscita lui è ancora là, riverso sugli scalini come se fosse stato scagliato dall'alto. Non è riuscito a togliere la carta della caramella e ce la porge, la svolgiamo, gli diamo in mano la caramella, ma prima di mangiarla prende la mano di frate Antonio e la bacia e la bagna di lacrime. Poi comincia lentamente, lentamente a mangiare la sua caramelita a la aranja. Sono arrivati centinaia di bambini con la speranza che ci sia qualcosa per loro, ci circondano, ci chiamano papà (non padre!), vogliono un santino di padre Pio che noi non abbiamo. Una di loro, avrà forse sei anni, pettina l'amico lebbroso con l'astuccio di una vecchia penna e gli pulisce la bocca con suo vestitino corto e liso. Poi mi dice: "padrecito, una bendicion por el". Una benedizione, non un dollaro o un pane. Cercando di tenere ferma la testa sempre più scossa dai tremiti (credo per l'emozione), accoglie il segno che gli traccio sulla fronte come un sorso d'acqua nel deserto. Sento le mie mani sporche sulla sua fronte grande. Poi tutti i bambini si mettono attorno e chinano il capo. E' la piccola che alla fine con le sue manine traccia il segno di croce sulla mia fronte calda di emozione, poi salta sulle braccia di frate Antonio e gli chiede se domani saremo alla messa del mattino e lo bacia con trasporto. La sera raccontiamo ai frati che ci ospitano. Non hanno parole. Loro vivono qui da tanto e conoscono gli abitanti e la realtà della strada; padre A. ne raccoglie centinaia ogni giorno, un po’ di cibo, un po’ di scuola e un po’ di "dottrina". poi, la sera, esce a questuare per loro. Ci sono cassettine di padre A. anche all'aeroporto, alla stazione degli autobus, nelle banche, al mercato....Non c'è bambino o mendicante che non butta dentro qualche centesimo, come un deposito in banca, la banca dei miserabili...domani forse servirà a lui. Così comincia la nostra missione, ogni giorno tutto uguale, cambia la zona, cambiano le facce dei bambini, la città si trasforma in campagna e i Crusegni in campesinos, ma è la stessa missione di ogni giorno: un bimbo in braccio, niente promesse, solo condividere il dolore di oggi. La sensazione è quella che tutto sia fuori luogo, che quello che vediamo non può esistere. Visitiamo molti villaggi. A Don ChiChi facciamo una festa per i bambini. Ne arrivano trecento e noi avevamo pensato a una ventina. Facciamo il rosario passeggiando tra le baracche di legno e poi cominciamo a distribuire il poco che abbiamo: caramelle, fermaglini, trenini di plastica, qualche panino, un infuso di acqua di pozzo e erba che chiamano rinfresco......tutti hanno qualcosa e fanno gli scambi. Poi cominciano a cantare le loro canzoni che invitano a fermarsi a casa loro per mangiare con loro il pane e il vino, riposare, parlare un po’ di noi, perchè questa è la felicità, essere amici e non tradirsi mai. Poi lenta una vecchia nenia Quechua che un amico mi traduce: racconta di una bimba che lasciò la casa per cercare l'acqua per la mamma ammalata e trovò un pozzo dove l'angelo regalava acqua benedetta per tutte le mamme, ma l'angelo era stanco e qualcuno doveva prendere il suo posto. La bimba rimase per sempre e chi cerca l'acqua del pozzo santo chieda di Punataà, la bimba Punataà. Punataà era mia figlia e io ora canto a voi perchè la sua acqua mi ha guarito e l'angelo ha scavato nuovi pozzi dove solo i bimbi quechuas possono andare. Quando il vostro bimbo sparirà, chiedete a Punataà, forse c'è un nuovo pozzo nel vostro campo e la vostra sete finirà.
Credere in un Dio amore
La “Bolivia” di fratel Carlo è tristemente simile a tanti paesi del terzo o quarto mondo, ma si possono avvertire anche alcune note di gioia: <>
Conclude con un pensiero molto bello fratel Carlo che dimostra, tra l’altro, una notevole consapevolezza di sè: <>>

font: http://www.confrancesco.it/index.php?app=openRub&idRub=118&idCat=1&lang=it&pag=2&mese=13&anno=2010&word_s=

Nuova luce sull’aria pulita

Dall’unione di forze del Cefriel Politecnico di Milano e di Arditi nasce la lampada che purifica l’aria in casa di Valentina Bernabei

Basta un clic e si mandano via cattivi odori e polveri sottili: l’interruttore da accendere non è però di un deumidificatore o di un congegno che regola il clima ma quello ben più semplice di una lampada. L’unione delle competenze tecniche del centro di ricerca Cefriel-Politecnico di Milano con la capacità aziendale di Arditi, ha infatti portato alla nascita di una nuova modalità di controllo sulla qualità dell’aria, che si basa su quello che, in gergo tecnico, viene definito processo di foto-catalisi.
L’innovativo sistema di purificazione dell’aria messo a punto da Cefriel si basa cioè sull’inserimento di filtri di biossido di titanio che per essere attivati hanno bisogno, appunto, di essere illuminati. La lampada realizzata da Arditi (che lavora da sempre nel settore dei componenti per l’illuminazione ) è disponibile in tre versioni: Globe è il nome per la lampada con forma sferica, Prana invece è la luce da terra mentre Yama indica la lampada da tavolo. Niente più odori di sigaretta e sgradevoli reminescenze della preparazione della cena: basta un clic per avere luce pulita e aria più che respirabile.

font:http://temi.repubblica.it/casa/2010/08/24/nuova-luce-sullaria-pulita/

Mentos geyser

9La capitale messicana ospita un insolito esperimento da Guinnes dei primati: riunire il maggior numero di Mentos geyser al mondo. Con questo termine si intende l'effetto creato dalle mentine buttate dentro una bottiglia di soda da due litri: un'esplosione di liquido e schiuma che può arrivare sino a due metri di altezza. Missione compiuta a Città del Messico: 2.433 bottiglie che
esplodono in contemporanea, e permettono di battere il record finora detenuto dalla Cina, con tanto di certificato. Le 2.500 persone che hanno partecipato alla sfida si sono godute il successo completamente inzuppate di soda

PSICOLOGIA:Il povero è più generoso perché non ha paura degli altri

Una ricerca dell'università di Berkeley spiega che è più incline a fare beneficienza chi riesce a fidarsi del prossimo. Più sospettosi i ricchi, educati a proteggere il patrimonio in ogni circostanza e a vedere minacce dappertutto. Ad eccezione di quelli americani, cresciuti in una società abituata al rischio economico di SARA FICOCELLI
BERKELEY (Stati Uniti) - Avranno anche tante debolezze ideologiche, ma una cosa degli americani va detta: quando si tratta di donare a fondo perduto, sono meno diffidenti di noi. Da star come Sean Penn, impegnato per aiutare le vittime dell'uragano Katrina e i terremotati di Haiti, a miliardari come Bill Gates e Warren Buffett, che lasceranno l'eredità non alla famiglia ma a fondazioni benefiche, per gli statunitensi versare soldi senza poter controllare il modo in cui verranno gestiti è una cosa normale. La donazione a enti e associazioni, per loro, non equivale a una possibile truffa, ma è l'essenza stessa del fare beneficienza, perché disinteressata. I soggetti danarosi non mancano certo in Europa, ma quasi mai devolvono il patrimonio a organizzazioni di questo tipo. E quando lo fanno, come nel caso del patron dell'Ikea Mel Simon, a spingerli è più che altro la scarsa considerazione dei legittimi eredi. Quello che però non tutti sanno è che anche i poveri, negli Usa, fanno molta beneficienza a enti no profit. L'università di Berkeley ha addirittura dimostrato che questo tipo di generosità è un valore che appartiene più a loro che ai miliardari. E questo perché, spiegano gli scienziati sul prestigioso Journal of Personality and Social Psychology, chi ha poco da perdere si fida di più, e la fiducia è un elemento indispensabile quando si donano i propri risparmi a chi non si conosce personalmente.
Fiducia nel prossimo e magnanimità sono, secondo gli studiosi californiani, valori direttamente proporzionali: chi ha l'uno possiede anche l'altra, indipendentemente da status sociale, geni e cultura di appartenenza. Il ricercatore Paul Piff, tra i massimi esperti americani di psicologia sociale, ha sottoposto 115 volontari a un "trust game", uno dei tre principali test della teoria dei giochi, dimostrando che proprio chi è meno abbiente è disposto a rischiare per aiutare economicamente un'altra persona. Pur non conoscendola e non sapendo come userà quel denaro.
Nel povero manca la paura - tipica dei ricchi - di perdere tutto e venire raggirato. Piff e il suo team lo hanno capito chiedendo ai volontari di decidere se donare o meno a degli sconosciuti 10 gettoni di presenza, che al termine dell'esperimento sarebbero stati convertiti in denaro. I più generosi sono stati proprio i più poveri, mentre i vontari benestanti, educati dalla famiglia alla diffidenza, hanno tenuto per sè la maggior parte dei gettoni. In particolare, il 2,1% degli intervistati ricchi ha dichiarato che avrebbe volentieri donato buona parte dei propri soldi, contro il 5,6% dei volontari di basso ceto.
La ricerca della University of California di Berkeley è la prima del genere mai realizzata e, a differenza di altri studi 1, mette in evidenza un particolare aspetto della generosità, legato all'incertezza totale del buon esito del gesto e alla capacità di fidarsi del prossimo. E' quindi molto più probabile che sia un povero ad adottare a distanza un bambino che non un ricco, proprio perché quest'ultimo è stato educato al sospetto e alla conservazione del patrimonio dalle minacce esterne. "E non è neppure un caso - spiega il professor Paolo Legrenzi, professore ordinario di Psicologia cognitiva all'Università IUAV di Venezia e autore di Neuro-mania. Il cervello non spiega chi siamo (Il Mulino, 2009) - che i miliardari più generosi siano tutti americani, perché la cultura statunitense è più abituata al rischio e a fidarsi del prossimo. Da noi, in Europa e soprattutto in Italia, è invece diffusa l'idea che tutto ciò che non si conosce rappresenti una minaccia e che l'obiettivo principale del prossimo sia quello di truffarci".
Legrenzi sta per pubblicare un libro di psicologia economica in cui un capitolo sarà dedicato proprio al rapporto tra fiducia e denaro. "Questa ricerca è particolarmente interessante - spiega - perché i dati sono stati raccolti con un trust game, un gioco finalizzato a rilevare il livello di fiducia dei partecipanti. Il ricercatore non ha fatto un sondaggio o un'inchiesta ma ha voluto verificare il rapporto tra fiducia e generosità, dimostrando che i più generosi sono anche i soggetti più umili. Quelli con una vita di relazione più ampia, meno abituati a vedere il prossimo come un nemico o un potenziale parassita". Il professore spiega anche che esistono quattro tipologie di rapporto tra soldi e fiducia: la fiducia ben riposta, la fiducia mal riposta, la sfiducia ben riposta e la sfiducia mal riposta. L'appartenenza a una categoria piuttosto che a un'altra determina il nostro atteggiamento mentale nei confronti degli altri e del denaro. "E generalmente - spiega l'autore di Non occorre essere stupidi per fare sciocchezze (Il Mulino, 2010) - chi non si fida molto degli altri al trust game risulta taccagno. Chi non si fida mai fa una sciocchezza perché, pur di non commettere errori, si prima di molte possibilità. La differenza tra sciocchezza ed errore è che la prima esclude tutte le variabili, sia quelle negative che positive, mentre l'errore è indispensabile per crescere, anche economicamente. Chi è ricco fa molte sciocchezze, chi è povero molti errori".
Sarà dunque per questo che, spesso, noi italiani offriamo la cena a intere tavolate di amici ma non siamo capaci di donare 10 euro a un'associazione no profit. E che dire di quel nostro conoscente pieno di soldi che non dà mai l'elemosina, e di quell'altro, precario, che ogni anno dona 50 euro ai bastardini del canile? E' un problema di fiducia, dicono gli scienziati. E quindi, in senso più ampio, anche di sensibilità.

font:http://www.repubblica.it/scienze/2010/08/23/news/il_povero_pi_generoso_perch_si_fida_degli_altri-6431672/

Mentre fa la spesa segue la musica trasmessa nel negozio..

.. boom di contatti su YouTube per il video girato al grande magazzino

PGS a FestAmbiente

Ieri la PGS Sole Luna SS.Crocifisso ha partecipato, allestendo uno spazio dedicato ai bambini, alla manifestazione FestAmbiente organizzata dalla sezione Armerina di Legambiente.
Dalle 15.00 alle 18.00 gli animatori PGS hanno intrattenuto bambini e ragazzi dai 6 ai 12 anni con giochi classici e d'acqua, concludendo il piacevole pomeriggio con una "tiro a bersaglio" con i gavettoni in cui gli animatori hanno fatto da sagoma!

FestAmbiente







Programmazione Cinama Moderno Mirabella

da lunedì 23 a mercoledì 25 agosto

SUL MARE
commedia e dramma sentimentale di Alessandro D'Alatri
spettacolo unico ore 21

Critica:
Dal romanzo di Anna Pavignano 'In bilico sul mare', il film è una storia d' amore tra due giovanissimi con riferimenti alla realtà sociale. Riesce, in modo credibile, a integrare la vicenda di cuore con una toccante maniera di trattare la questione della precarietà, della clandestinità del lavoro e delle morti bianche. Un ragazzo semplice cresciuto nell' isoletta di Ventotene si incontra con una coetanea turista borghese venuta dal nord, amore senza futuro a causa della distanza di classe. Complimenti per la resa dei due interpreti Dario Castiglio e Martina Codecasa. C' è qualcosa di commovente nell' innocenza del ragazzo che crede di aver trovato l' amore, storia che rinnova l' eterna disputa tra assoluto ed effimero propria dell' età giovanile".(Paolo D'Agostini, La Repubblica del 3 aprile 2010)

I grandi aforismi sul cibo


Mangiar bene

Il ministero del lavoro e della salute ha approntato un vademecum per focalizzare l'attenzione dei consumatori sull'importanza, soprattutto in estate, di comprare e conservare correttamente i cibi per evitare gastroenteriti e intossicazioni alimentari.

Bisogna, per questo, diffidare sempre dai canali di distribuzione non convenzionali, per questo non bisogna acquistare mai nulla da venditori improvvisati sulla spiaggia o in montagna.
Non vanno mai acquistate confezioni rotte, danneggiate o confezioni di prodotti congelati con brina.
Le bottiglie di acqua minerale e delle bevande in generale non devono mai essere esposte a fonti di calore diretti.

I cibi refrigerati e congelati vanno acquistati quando si è ormai prossimi alle casse per evitare che si scaldino e\o scongelino, vanno sempre messi negli appositi sacchetti termici e non messi vicino a cibi caldi o precotti.
La spesa va portata a casa il prima possibile evitando di lasciare le buste nella macchina rovente sotto il sole. Appena arrivati a casa è importante riporre i cibi refrigerati o congelati in frigorifero o in freezer e il pesce e la carne vanno sempre messi nello scomparto più freddo del frigorifero.Il frigorifero va tenuto scrupolosamente pulito ricordando che la frutta e la verdura vanno conservati negli scomparti meno freddi e che la frutta non va messa in frigorifero dopo il lavaggio per evitare di aumentare il tasso di umidità nel frigo che può favorire la crescita di muffe e batteri.

Il frigorifero non va nemmeno riempito troppo per evitare di alterare il normale sistema di refrigerazione dell'elettrodomestico; vanno sempre buttati gli alimenti scaduti o dal colore o dall'odore alterato.
Gli alimenti, infine, vanno consumati subito dopo la cottura evitando di lasciarli a temperatura ambiente oppure conservarli correttamente in frigorifero.

Se si decide di mangiare all'aperto non bisogna mai dimenticare che i cibi appena cotti o ancora caldi non vanno impacchettati; i panini o le insalate andrebbero refrigerate per 12 ore prima di essere consumate all'aperto, è bene evitare il più possibile la manipolazione degli alimenti all'aperto perché non si dispone di acqua corrente per le opportune operazioni di lavaggio e pulizia.
Se infine si opta per un bel barbecue bisogna cuocere la carne accuratamente, senza carbonizzarla per evitare la formazione di sostanze cancerogene, non bisogna mai unire la carne cotta con quella cruda e non va mai messa sul fuoco la carne congelata.
Fonte: http://salute.it.msn.com

Dossier bambini iperattivi

C’è molta confusione sul termine. Come capire se un bambino è semplicemente vivace oppure iperattivo. La polemica sulle cure farmacologiche.

La polemica sull'uso di farmaci nella cura della Sindrome di disattenzione e iperattività (Adhd) continua. Un recente studio ha messo in luce un nuovo e interessante aspetto. Alcuni ricercatori hanno rilevato che nei bambini affetti da questa incapacità di attenzione i premi e gli incentivi possono avere lo stesso beneficio dei farmaci. Si tratta dei risultati di un recente studio condotto dall'università inglese di Nottingham e pubblicato sulla rivista Biological Psichiatry.
La ricerca conferma una posizione che parte della comunità scientifica sostiene ormai da anni riguardo il comportamento iperattivo e la capacita di concentrazione di certi bambini e cioè che si possono ottenere riscontri positivi e "contenimento" del comportamento non solo con il discusso trattamento psicofarmacologico (di cui si temono potenziali effetti collaterali anche gravi) ma con strategie pedagogiche come quella della ricompensa a breve termine.
In pratica la medicina e il premio (in seguito a stimoli positivi) risultano avere la stessa efficacia. Quindi meglio orientarsi verso la seconda e più umana soluzione ed evitare il ricorso alla "chimica". Luca Poma, portavoce del comitato per la farmacovigilanza pediatrica Giù le Mani dai Bambini - ha dichiarato che questo "dimostra per l'ennesima volta che esistono risposte al disagio dei bambini valide ed efficaci e soprattutto prive di effetti collaterali.
Un appello all'Istituto Superiore di Sanità e all'Agenzia del Farmaco: è ora che la sanità pubblica in Italia torni a investire sulle persone e sulle competenze, senza cercare 'facilì scorciatoie chimiche".
Grande è il fascino di Gian Burrasca e dei suoi numerosi "colleghi", cioè dei rivoltosi che non accettano le regole, spesso incomprensibili, del mondo degli adulti. Quando si tratta di personaggi immaginari ci piace identificarci in questi bambini indomiti, furbi e intelligenti, a volte capaci, a modo loro, di lottare contro le ingiustizie e smascherare le ipocrisie. Molte piccole pesti ci hanno allietato dal grande e piccolo schermo. Il capostipite Pinocchio, asino e ribelle, è amato al punto da vantare numerosissime trasposizioni cinematografiche (l'hanno celebrato Comencini, Benigni, Walt Disney e la recente fiction Rai diretta da Alberto Sironi). Fantasiosa e forzuta è Pippi Calzelunghe, creatura della scrittrice svedese Astrid Lindgren, la cui serie Tv è attualmente sul canale Sky DeAKids. Tutta sola a Villa Villacolle, Pippi affascina gli amici con giochi pericolosi, fa disperare la maestra, le mamme degli altri bambini, ha la meglio sui poliziotti e sui ladri e su tutti i prepotenti. Stessa autrice per Emil, il biondo monello che ogni volta che combina una marachella finisce in castigo nella legnaia a intagliare una statuetta nel legno. I più piccoli ricordano sicuramente Macaulay Culkin alias Kevin di Mamma ho perso l'aereo. Dimenticato dai suoi a casa, resiste da solo vivendo di trasgressioni (cibo spazzatura e Tv accesa tutto il giorno) e riuscendo, alla fine, a catturare gli sciocchi banditi. Anche l'apparentemente dolce e gentile Matilda, nata dalla penna di Roald Dahl e resa celebre dal film Matilda sei mitica di Danny De Vito, non teme gli adulti e neppure l'odiosa direttrice della scuola. Ultimo arrivata, ma amatissimo in Francia da generazioni è il Piccolo Nicolas, uno dei personaggi letterari più amati da generazioni di bambini d'oltralpe e ora sul grande schermo con un bellissimo film adatto a tutta la famiglia.Ma se li incontriamo nella vita di tutti i giorni sappiamo riconoscerli eapprezzarli? Forse vivono in casa con noi o sono amici dei nostri figli. Nella realtà non sempre sappiamo gestire o apprezzare la loro vivacità,anche se accompagnata da candore e simpatia. Genitori e insegnanti hanno il compito di distinguere ed esaltare le doti del bambino vivace, e allo stessotempo di capire quando il suo comportamento valica la buona educazione, maanche di comprendere per tempo quando la sua iperattività è sintomo di undisturbo (per fortuna molto raro) da segnalare agli specialisti.
Può capitare che dalla scuola venga segnalato che un bambino sia "iperattivo". C'è tuttavia molta confusione sul termine. Come capire se un bambino è semplicemente vivace oppure iperattivo? Sciogliere questo dubbio sarebbe di grande aiuto a tanti genitori, spesso confusi e disorientati. «Per "iperattività" si intende un esercizio eccessivo e incontrollato dell'attività motoria (gli esperti la chiamano Disturbo da deficit di attenzionee iperattività)», spiega Dolores Rollo, docente di Psicologia dello sviluppo e dell'educazione all'Università di Cagliari. «Per questo i bambini si mostrano costantemente disattenti, iperattivi e impulsivi». E, quindi, sono quasi sempre in azione, si stancano di un impegno dopo pochi minuti e spesso non riescono a pensare prima di agire. «In realtà, di tutti i bambini segnalati dagli insegnanti per un livello di attività e disattenzione eccessivo», precisa l'esperta, «solo una piccola parte presenta questo disturbo». Difatti, «sono diversi i sintomi di cui bisogna verificare la presenza per avere una diagnosi sicura», sottolinea sempre la Rollo. Non va dimenticato, inoltre, che «rispetto al bambino vivace, di solito ben accetto dai compagni, nel piccolo iperattivo le difficoltà di comportamento causano problemi scolastici, conflitti familiari e impedimenti nel costruire buone relazioni. La conseguenza immediata è il rifiuto da parte dei compagni e anche degli adulti».
A tal proposito, numerosi esperti suggeriscono di "placare" questa smisurata turbolenza attraverso una terapia farmacologica. Ma è davvero utile, oppure è solo un tentativo per "sedare" gli eccessi dei piccoli che gli adulti non sono capaci di tenere a bada? In Europa le linee guida cliniche raccomandano l'uso dei farmaci nei casi più gravi, sotto controllo medico. Ma «i farmaci non sono pozioni magiche che annullano il disturbo. Infatti, agiscono sui sintomi, cioè sui problemi del comportamento, ma non sulle cause, e possono avere effetti collaterali», chiarisce la docente. I genitori si imbattono quasi sempre in un sentiero impervio: non è facile individuare la strada ottimale capace di tutelare la salute dei loro figli. «Dovrebbero essere informati in modo chiaro sui rischi dell'iperattività e sui diversi trattamenti psico-educativi che possono sostituire e/o accompagnare l'eventuale terapia farmacologica», suggerisce la psicologa. Inoltre, vanno incoraggiati a capire ciò che accade prima, durante e dopo il comportamento inadeguato:«Solo così possono coinvolgere i figli in azioni positive e collaborative, più che oppositive e punitive».
Anche gli insegnanti, «possono usare diverse strategie per contenere l'iperattività (utilizzarla come premio) e per diminuire la richiesta diattenzione (frazionando i compiti) e possono soprattutto creare un clima difiducia». E quando, nella maggior parte dei casi, si tratta semplicemente di un bambino vivace? «Bisogna comunque evitare sia la costrizione che lapunizione. La vivacità è sicuramente un punto di forza (non a caso igenitori ne vanno fieri) che andrebbe valorizzata. Il genitore di un bambino vivace potrebbe aiutarlo a considerare le sue altre forme di comportamento, prendendo come esempio i bambini più calmi. La stessa cosa potrebbero fare le insegnanti, facendo sì che la piccola peste lavori in classe col bambino più tranquillo».
Simone Bruno

font:http://www.famigliacristiana.it/Famiglia/News/dossier/la-sindrome-di-iperattivita/parla-la-psicologa-dolores-rollo.aspx

Si può sopravvivere alla morte di un figlio?

C’è chi ci è riuscito, come la fondatrice dell’associazione Figli in cielo

C’è un dolore più forte della morte di un figlio o di una figlia? Si può sopravvivere ad un tale perdita? Come si può dare un senso ad un lutto così profondo? Eppure c’è chi è riuscito a superare la tristezza e il dolore riscoprendo la speranza. Si tratta di Andreana Bassanetti (nella foto: il suo incontro con Giovanni Paolo II), una psicologa e psicoterapeuta che, dopo aver aiutato tanti giovani ad uscire dal tunnel delle loro crisi, ha visto la propria amatissima figliola di ventuno anni soffrire di depressione, di anoressia e poi di suicidarsi. Per il dolore non riusciva a darsi pace, finché non ha ritrovato la strada della fede.
Oggi la Bassanetti dirige un associazione denominata Figli in Cielo (www.figlincielo.it) attiva in oltre 100 diocesi in Italia, in Spagna, in diversi paesi dell’America Latina e Centrale, negli Stati Uniti, in Inghilterra ed in Nuova Zelanda.
Ha raccontato la Bassanetti che, dopo la morte della figlia per sei mesi non è riuscita ad alzarsi dal letto. Poi un giorno si sollevò, uscì, vide una chiesa aperta, entrò con la sensazione che qualcuno l'aspettasse da tempo e da quel giorno, attratta da una forza sconosciuta, per otto mesi, ritornò a inginocchiarsi in quei banchi. Leggendo i Salmi – ha raccontato nel libro Il bene più grande – storia di Camilla (Edizioni Paoline) – “sentii una voce interiore che pronunciava parole d’amore. Più che una voce era un soffio caldo, intensissimo, come una melodia, un canto dalle parole sfumate, che mi permeava e mi riempiva e mi scioglieva interiormente: riuscivo a percepire confusamente solo la parola amore”.
“Il tutto – ha aggiunto - durò solo una decina di secondi, ma ebbe un effetto grandioso, miracoloso, mi liberò dal pesante macigno che mi paralizzava”.
“Dio mi aveva dato un cuore nuovo. Mi accorsi che stavo piangendo: silenziosamente, calde lacrime mi rigavano il volto: come si può resistere ad un amore così grande?”.
“Quella notte fu per me una notte davvero santa, miracolosa – ha scritto ancora – . Ritornai a casa trasformata con il cuore colmo di gratitudine, sigillando nel profondo le parole del Salmo 39: 'Ecco io vengo o Dio a fare la tua volontà'”.
In occasione di un incontro a Verona, la Bassanetti ha commentato che “Quando muore un figlio per cause accidentali o naturali, per un genitore lo strazio è indescrivibile. È il dolore più grande che un essere umano possa provare. Un distacco così lacerante che non si rimargina più: l’esistenza di chi resta, se riuscirà a viverla, non sarà più la stessa, ma il Signore toglie soltanto per dare un dono più grande”.
Un dono più grande, ma sta scherzando?
“Dopo mesi in cui non riuscivo a sopportare il dolore e pensavo di morire anch’io, il Signore mi fece veramente visita e mi colmò di grazie, mi avvolse tra le sue braccia materne, mi consolò, medicò le mie ferite e soprattutto ammorbidì il mio cuore, indurito dal dolore. Presi coscienza di Lui, del suo Mistero, della sua Presenza, del suo Spirito che vivifica l'anima, accende il cuore e apre la mente al cielo. E nella luce che tutta mi avvolgeva e mi faceva rinascere all'amore e alla speranza, ritrovai Camilla. La Chiesa divenne il luogo privilegiato dei nostri incontri, un momento sublime di attesa, di dialogo, di unione perché se il corpo avvicina, lo spirito va oltre, unisce, fonde, con-fonde. È paradossale, ma la morte di mia figlia Camilla a soli ventun anni, mi ha fatto incontrare Dio. O meglio, la mia vita vera è iniziata quando Dio ha fatto irruzione nella mia vita. Un vero e proprio miracolo che ha dato un avvio vero e autentico alla mia esistenza”.
Come si fa a ringraziare Dio di fronte a un evento così drammatico?
“Ci sono verità che il Signore ha nascosto nel segreto del nostro cuore, che richiedono tutto un lungo cammino al buio, esigono tutta la fatica di una ricerca, fino all’incontro con Lui. Per ritrovare i figli nella Vita vera, la Verità ci dice che la Via è una sola: 'Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua' (Lc 9,23). Anziché ribellarsi e costringere il figlio a tornare indietro, a una dimensione, diciamo più terrena, è il genitore che deve andare avanti, nella sua libertà di scelta e di tempi, rinnegare se stesso. Rinnegare la maternità-paternità umana per elevarsi a una maternità paternità divina, nella nuova dimensione che lo stato spirituale del proprio figlio richiede. È importante non aver paura del dolore, anche se acuto e apparentemente incontenibile nessuna notte è così lunga da non permettere un nuovo giorno. Anche se il percorso è lungo e faticoso, è bene non lasciarsi annientare dal dolore ma rispettare i propri stati d’animo assecondando le esigenze interiori che via via si manifestano, non bisogna sfruttare i tempi saltando tappe importanti che costituiscono un fondamento importante e costruttivo per sé e per l’intera famiglia”.
Questa esperienza ha cambiato anche il suo modo di lavorare?
“L’obiettivo non è soltanto il benessere, la salute di quel ragazzo o ragazza o adulto che sono pur sempre importantissimi. Insieme cerchiamo l’incontro con Dio, la salvezza personale, pur nella libertà delle scelte e nel rispetto dei linguaggi personali. L’esperienza dolorosa che ho vissuto con Camilla, perché nessun altro soffra le sue stesse pene, e questo lo offro per la sua intercessione, a favore di tutti i giovani in qualche modo bisognosi, e sono sicura che lei, insieme con i ragazzi che sono in Cielo con lei, sta intercedendo per me”.

font: http://www.confrancesco.it/index.php?app=openRub&idRub=250&idCat=1&lang=it&pag=1&mese=13&anno=2010&word_s=

Hippo and Dog Singing a Rap song!!!!

Ancora Hippo e Dog protagonisti. Troppo forte!!!

Neurologia: la tempesta ormonale colpisce anche il neo-papà

Una ricerca Usa-Israele evidenzia picchi di produzione di ossitocina e prolattina anche negli uomini alla nascita dei figli. Ormoni che agiscono sul centro emotivo del cervello e stimolano gli istinti di cura dal nostro inviato CRISTINA NADOTTI

LONDRA - I padri non hanno più scuse, ora anche la biologia prova la loro capacità di prendersi cura dei piccoli. Una ricerca spiega infatti come, alla nascita dei figli, nel cervello dei nuovi padri ci sia un aumento di alcuni ormoni deputati ad aiutare l'instaurarsi di legami affettivi. Si tratta soprattutto di ossitocina, lo stesso ormone che aiuta le donne durante il parto nella contrazione dell'utero e a reagire alle esigenze della prole, e prolattina, fondamentale per indurre la lattazione. Gli studi della professoressa Ruth Feldman, neuroscienziata coordinatrice di una collaborazione tra le università statunitense di Yale ed israeliana di Bar-Ilan, hanno evidenziato che nel cervello degli uomini alla nascita di un figlio succede qualcosa di molto simile. Una volta che i padri si trovano il figlio tra le braccia ci sono picchi di produzione di ossitocina e prolattina, ormoni che agiscono sull'amigdala, il centro emotivo del cervello, e condizionano sentimenti e pensieri nei confronti dei nuovi nati.
L'importanza di questi due ormoni nel rafforzamento del rapporto madre-figlio e nei comportamenti delle donne nei confronti della prole è stata oggetto di studi ormai da diversi anni. In particolare all'ossitocina, isolata e sintetizzata per la prima volta nel 1953 da Vincent du Vigneaud, che per questa scoperta ottenne il Nobel per la chimica, si riconobbe subito l'importanza di "collante" nelle relazioni affettive, siano quelle tra madre e figlio (l'ormone viene rilasciato durante l'allattamento), tra amanti, poiché durante l'orgasmo se ne registrano picchi di rilascio, o tra appartenenti a una stessa società. Mano a mano che la sperimentazione è andata avanti si è osservato come in ambito umano i dati sulla concentrazione di ossitocina possono differire in maniera consistente tra uomo e donna e fino a oggi si riteneva che l'ossitocina in relazione a un rapporto genitore-figlio entrasse in gioco soltanto in conseguenza della gravidanza e dell'allattamento. Ora le scoperte della professoressa Feldman rivoluzionano tali affermazioni.

"Ha tutta l'aria di essere un passo evolutivo - dice la neuroscienziata - per aiutare i maschi a prendersi cura della loro prole". Per il suo studio Feldman ha verificato il livello degli ormoni di 43 padri nei sei mesi successivi alla nascita dei figli e ha osservato le loro capacità di rassicurare i piccoli, giocare con loro e capire le loro esigenze. I risultati hanno dimostrato che i padri più bravi erano quelli con i livelli ormonali più alti. "È possibile che, man mano che aumenta il tempo trascorso con i figli e insieme con il progredire delle capacità del neonato a partire dai due mesi, di interagire con i genitori, la prolattina e l'ossitocina aumentino per dare risposte ai bisogni dei piccoli", dice Feldman, inspirata nei suoi studi dalle affermazioni di molti uomini. "Molti padri - sostiene - parlano di un disinteresse verso la paternità fino al momento in cui non si trovano il bambino tra le braccia, ammettendo un cambiamento nei sentimenti, una improvvisa tempesta emotiva".
L'innalzamento dei livelli di ossitocina, secondo gli esperimenti di Feldman, nel momento in cui padri e madri sperimentano la prima nascita è ancora maggiore, ma rimane comunque una differenza nel modo in cui i due genitori reagiscono a questi impulsi ormonali e, mentre le madri sviluppano un maggiore senso di protezione, gli uomini sembrano portati a instaurare con i figli situazioni ludiche. Ci sono state subito reazioni alla scoperta della neuroscienziata statunitense, perché l'ossitocina viene rilasciata anche in situazioni di stress. Una nascita è di sicuro un evento che mette a dura prova i padri e, secondo alcuni psichiatri, un aumento di certi ormoni in una situazione emotivamente complicata potrebbe spiegare in parte il picco di ossitocina.

font: http://www.repubblica.it/scienze/2010/08/17/news/ormone_paternit-6307762/

Finlandia, la tempesta perfetta corre verso i bagnanti

Sulla spiaggia di Hietaniemi, in Finlandia, si consuma una scena da film apocalittico: i bagnanti, distesi tranquillamente sulla sabbia, assistono terrorizzati al rapido avvicinamento di nuvole cariche di pioggia. In meno di due minuti la tempesta occupa l'intero orizzonte e mette tutti in fuga


Il catastrofico rapporto con la natura e il disorientamento nel mondo giovanile La crisi? E' non avere speranza del futuro

Pietro Barcellona
L'indecente spettacolo della furibonda rissa politica, esplosa nel centro-destra e propagatasi a pioggia in tutti i giornali e in tutti i discorsi politici come unico tema del giorno, oltre agli effetti devastanti sulla fiducia nelle istituzioni che si possono constatare giornalmente, ha anche l'effetto più grave di occultare e addirittura rendere impossibile una seria riflessione sulle condizioni attuali del nostro Paese e dell'intero Occidente.
Come si fa a non restare stupefatti di fronte allo spropositato spazio dedicato allo scontro tra Berlusconi e Fini, o alle divagazioni più nobili su Cavour e il Risorgimento italiano, rispetto a quello riservato ai fatti che giornalmente ci dovrebbero costringere a ragionare sul collasso epocale della nostra forma di civiltà e sui caratteri di una crisi che investe il senso stesso del produrre e del consumare.
Le alterazioni climatiche, che è difficile non ricondurre al nostro sistema produttivo, hanno provocato incendi senza precedenti nelle regioni della Russia, del Portogallo, della Spagna e della stessa America. In Russia temperature che non hanno riscontro negli ultimi mille anni hanno messo in drammatica evidenza l'incapacità di questo grande Paese di fronteggiare un'emergenza simile, pur ricorrendo all'esercito e agli aiuti di altri paesi. Una potenza mondiale messa in ginocchio dalla ribellione della natura all'uso sconsiderato che l'uomo ne fa ogni giorno.
Le alluvioni nel centro-Europa hanno provocato disastri e morte dove prima l'estate era una gioiosa occasione per navigare con i famosi battelli turistici sulle acque del Reno o del Danubio. Dal Pakistan sono arrivate immagini terrificanti degli enormi danni materiali ed umani provocati da un'alluvione di enormi dimensioni. Nel frattempo le macchie di petrolio che anneriscono il mare e le spiagge, dall'America alla Cina fino all'India, ci ricordano che stiamo strappando alle viscere della terra l'ultima energia che è stata depositata nel corso di miliardi di anni. Questo triste elenco potrebbe essere continuato all'infinito, ricordando altre catastrofi dei mesi scorsi e leggendo le previsioni dei metereologi sulla potenza inaudita degli uragani che si prevede colpiranno l'America nei prossimi mesi.
C'è dunque un'emergenza della natura, dei limiti di tenuta del nostro pianeta, che occorrerebbe mettere al centro di ogni riflessione sui problemi della crescita economica e dello sviluppo. Io credo che il sommarsi in rapida successione di eventi così catastrofici non possa non mettere in discussione le logiche profonde del nostro modello di sviluppo. Come si fa a non porre il problema di un profondo rivolgimento dei modi di produzione e di consumo come se fosse possibile immaginare una produzione illimitata di merci secondo l'attuale standard di vita delle società più ricche? Non è vero che continuare sulla strada che ci sta portando alle soglie del disastro ambientale sia giustificato dal problema che senza la crescita non ci può essere lavoro né occupazione. Non solo perché quel tanto di crescita che si riesce a realizzare avviene in gran parte aggiungendo al disastro ambientale anche la macelleria sociale, come dimostra il nomadismo delle grandi imprese verso i paesi più poveri dove il costo del lavoro è nettamente più basso che nei paesi ricchi. Ma soprattutto perché, continuando su questa strada, non è affatto vero che si riuscirà ad allargare l'area del lavoro salariato, giacché senza una redistribuzione delle risorse e senza una riforma del modello produttivo, la crescita che si può realizzare nei paesi e nelle aree più povere corrisponde al degrado e alla desertificazione delle aree dei paesi più ricchi che vengono abbandonate a causa degli elevati costi di produzione.
Si dice comunemente che l'Europa si è tropicalizzata e che il dominio dell'anticiclone africano ha completamente modificato le condizioni climatiche del Mediterraneo. Attraversando le aree del Mezzogiorno di Italia non è difficile constatare come il deserto sia cresciuto ben oltre i confini del Sahara. La domanda su cosa produrre, per chi e dove, deve essere posta alla base di un nuovo modello di consumi e di una nuova cultura economica.
La questione del rapporto con la natura non è però soltanto un problema che riguarda il modello produttivo. L'attuale sistema di continua delocalizzazione delle imprese e delle attività industriali più rilevanti, come nel caso della Fiat, ha completamente messo fuori campo il significato sociale del lavoro. A parte l'affermazione solenne della Costituzione che fonda la Repubblica sul lavoro, è infatti facile osservare che, fino alla metà del secolo scorso, il lavoro rappresentava la base materiale del legame sociale e il più rilevante simbolo dell'identità. Il lavoro, infatti, appariva tangibilmente come il contributo che ciascun cittadino dava al benessere della nazione, e le attività produttive, con i loro marchi diffusi nel mondo, erano il simbolo dell'operosità dell'intero Paese. La fine del lavoro come figura unificante della maggioranza dei cittadini sta determinando una delle più potenti crisi di identità che il nostro Paese e il mondo occidentale hanno conosciuto nella storia della modernità. Sicuramente il passaggio dalla società agricola alla società industriale è stato meno traumatico della transizione verso il futuro che stiamo vivendo oggi.
Si tratta dunque assai più di una semplice crisi di passaggio: siamo di fronte ad un mutamento epocale della visione del rapporto dell'uomo con la natura e dell'uomo con il proprio lavoro. Questo mutamento epocale non risulta in nessun modo percepito dalle classi dirigenti che nel linguaggio e nelle pratiche continuano a comportarsi come se fossimo fermi alle dispute del secolo scorso.
Il punto critico in cui si manifesta in modo clamoroso questo compimento del progetto moderno e della sua incapacità di produrre speranze del futuro, è sicuramente rappresentato da ciò che accade nel mondo giovanile. Durante il mese di luglio si è verificato a Duisburg un evento di enorme portata e significato, e sono rimasto esterrefatto nel constatare che i diversi commentatori finivano soltanto col fare l'apologia di ciò che a me è sembrato il segno di una grande disperazione giovanile.
Oltre un milione di ragazzi e ragazze hanno partecipato a una Love- Parade, nel corso della quale, per un improvviso attacco di panico collettivo, si è verificata una fuga con conseguente massacro di venti giovani vite. In un commento mi è capitato di leggere che, nonostante questa tragedia, la manifestazione di questa massa rappresentava una forma possibile di senso collettivo, una sorta di processione pagana in cerca del battito dell'universo. La techno music, che assordava fino all'annichilimento del senso di sé i partecipanti a questa sarabanda di suoni e di luci, è stata letta, anzi, come un tam tam che, dalle viscere del nostro continente, lascia intravedere un altro mondo, dove, attraverso la comunicazione sonora, diventa possibile sconfiggere il senso opprimente della solitudine individuale.
I servizi giornalistici sulla manifestazione di Duisburg sono stati spesso accompagnati da interviste ai giovani tra i quattordici e i vent'anni che raccontavano di essere degli assidui frequentatori di questi incontri e che in essi si celebrava una specie di continua iniziazione ad un mondo senza regole e senza limiti dove era possibile fare sesso continuo e drogarsi e ubriacarsi a volontà.
Vorrei che questo avvenimento e il commento che se ne è fatto sulla grande stampa e sulla televisione fosse oggetto di una seria riflessione degli adulti sul destino dei propri figli e delle nuove generazioni. Un fenomeno di massa di queste dimensioni a me pare assai più di una regressione nel mondo infantile del piacere senza limiti; mi sembra il segno di una psicosi collettiva dove ciò che domina è l'assoluta assenza di ogni forma individuale o sociale di rapporto con la realtà. Inviterei tutti, anche gli abitanti della nostra provincia che sembra così distante da questi luoghi, a rendersi conto che siamo di fronte ad una trasformazione radicale di ciò che ha costituito storicamente il nucleo della identità umana: il senso di sé.
La manifestazione di Duisburg non è paragonabile a tutte le altre precedenti, come ad esempio quella di Woodstock, in cui c'era la consapevolezza di partecipare a una festa liberatoria ma anche al mito fondativo di nuove forme di protagonismo. A Duisburg non c'erano leader, non c'erano cantanti, ma solo decine e decine di carri attrezzati per produrre "cassoni rumorosi" a contatto dei quali ciascuno dei partecipanti subiva uno stordimento totale.
Sì, certo, questo imponente fenomeno di massa rappresenta un tam tam che manda al mondo degli adulti i segni di una grande crisi di identità e di senso che dovrebbe spingerci a ragionare anche sul rapporto fra il mondo giovanile e le nuove forme di comunicazione mediatica.
Il punto su cui però voglio richiamare l'attenzione, nella speranza di riuscire ad aprire un dibattito sul nostro futuro, è che esiste un nesso profondo tra la crisi del rapporto con la natura, il collasso del modello produttivo industriale e il disorientamento che si diffonde nel corpo sociale, specialmente nelle parti più delicate come il mondo dei giovani. Se non riusciamo a pensare al futuro in termini nuovi, difficilmente anche le questioni più congiunturali riusciranno ad essere considerate con la giusta prospettiva.

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Fiori d'arancio per Hilary Duff

Sabato 14 agosto Hilary Duff ha sposato il giocatore di hockey Mike Comrie durante una romantica cerimonia al tramonto nel lussuoso Ranch San Ysidro a Montecito, in California.

Al matrimonio erano presenti circa cento invitati, amici e parenti della coppia. Secondo quanto riportato da Us Magazine, l’attrice 22enne indossava un abito di Vera Wang, e ha calcato un tappeto di petali di rosa per raggiungere lo sposo all’altare, accompagnata dalla madre Susan. La sorella Haylie Duff era invece la damigella d’onore.

Hilary e Mike si frequentano da più di due anni, e a febbraio la star ventinovenne dell’hockey ha chiesto ufficialmente la mano della sua bella fidanzatina con un diamante da 14 carati, durante una romantica vacanza alle Hawaii.

Quest’estate la coppia ha anche acquistato una villa da 3.85 milioni di dollari nella Summit community di Beverly Hills, il perfetto nido d’amore, dove ritrovarsi tra un impegno professionale e l’altro, essendo entrambi costretti a viaggiare molto per lavoro.

“È un ragazzo fantastico – così Hilary Duff ha descritto suo marito durante un’intervista a Us -. Nessuno potrebbe trovare qualcosa di cattivo da dire sul suo conto. È generoso, premuroso, divertente. Ridiamo da matti, è per meè importante… Lui è unico”.
Fonte: msn

L'ultimo dominatore dell'aria

dal 24 dettembre al cinema



Aria, Acqua, Terra, Fuoco. Quattro nazioni unite dal destino, quando la Nazione del Fuoco lancia una brutale guerra contro le altre. È trascorso un secolo senza speranze in vista di cambiare il proseguimento di questa distruzione. Combattuto fra paura e coraggio, Aang (Noah Ringer) scopre di essere l' Avatar, l'unico con il potere di manipolare tutti e quattro gli elementi. Aang si unirà a Katara (Nicola Peltz), una dominatrice dell'acqua, e a suo fratello, Sokka (Jackson Rathbone), per ripristinare l'equilibrio del loro mondo dilaniato dalla guerra. Basato sulla serie animata TV della Nickelodeon, il film d'azione racconta il primo capitolo della lotta per la sopravvivenza di Aang.

Lavoro. I programmi d'assunzione delle imprese nel rapporto Unioncamere

Paola Barbetti
Roma. Il «pezzo di carta»? Meglio in ingegneria, ancora bene quello in economia, benissimo se si tratta di una laurea in ingegneria ambientale, professione top del 2010, la più richiesta dalle aziende.
Lo indica il rapporto Excelsior Unioncamere-ministero del Lavoro, analizzando gli indirizzi di laurea più gettonati (e quelli meno) nei programmi di assunzione delle imprese per l'anno in corso. Se per i neo-ingegneri dell'ambiente i posti offerti quest'anno saranno oltre 20.000 (+59,3%), non va affatto male neppure per gli altri indirizzi di ingegneria, tanto che il 2010 segna il «sorpasso» degli ingegneri sui dottori in economia nella classifica delle lauree più richieste. Il neo-ingegnere troverà dunque porte aperte con un incremento complessivo del 23,8%, pari a quasi 3.900 assunzioni in più rispetto al 2009. Non busseranno invano neppure i laureati in scienze economiche, con oltre 1.400 assunzioni in più rispetto al 2009 (+7,7%). Prospettive decisamente meno rosee invece per chi conseguirà una laurea in discipline umanistiche e artistiche (-39% di richieste dalle aziende rispetto al 2009), architetti (-36%), agronomi (-25%), dottori in scienze politiche e sociali (-22%) e - sorpresa - quelli in biotecnologie.
Bene anche i laureati nelle discipline dell'insegnamento e formazione (+27,7%, 1.140 in più rispetto al 2009), benissimo medici e dentisti, con un'offerta di 1.090 nuovi posti.
Assunzioni in aumento anche se dell'ordine di qualche centinaio di unità, per farmacisti (170 posti), statistici (320), psicologi (180). Colpisce il calo di tecnici radiologi, tecnici di laboratorio, fisioterapisti (sia pure solo del 4%, pari a 270 unità) professioni che in passato avevano sempre conosciuto andamenti molto dinamici; per altro, evidenzia Unioncamere, le assunzioni di tali figure saranno sempre oltre 6.400, pari al 9,3% del totale, e quindi le più numerose in valore assoluto dopo quelle in ingegneria ed economia.
Riduzioni di un certo rilievo anche per gli indirizzi umanistici (linguistico, politico-sociale, giuridico, letterario) e tecnico-scientifici, quali architetti, urbanisti, biologi, dottori in biotecnologie, scienze agrarie e agroalimentari.
Nel complesso, alle 28 mila entrate in più rispetto al 2009, i laureati concorrono con oltre 6.400 unità (+10,3% passando al 12,5% del totale), i diplomati con quasi 20.900 (+9% circa, per un incidenza sul totale del 44%) e le persone con la sola licenza dell'obbligo con oltre 16.500 (il 10,4% rispetto a quelle previste nel 2009).
I giovani sono comunque in pole position: il rapporto evidenzia infatti una disponibilità maggiore (54,7%) delle aziende ad assumere giovani in uscita dal sistema formativo sul totale delle assunzioni programmate nel 2010, anche se più elevata nei confronti dei diplomati (57,1%) che non dei titolari di laurea (51,8%).

font : http://giornaleonline.lasicilia.it/

China's " Straddling" Bus

Il problema dei trasporti in Cina è una delle grandi priorità, ma gli sforzi non si concentrano solo sui treni super veloci per ridurre le enormi distanze. Il traffico è l'altra grande scommessa e nasce così il progetto di questo mezzo sollevato che si muove su rotaie e che permette alle automobili di passargli sotto, senza intralciare lo spostamento dei veicoli più piccoli
Secondo i suoi ideatori, lo 'straddling bus' (più o meno 'bus in sella') potrebbe ridurre del 25-30 per cento il traffico sulle strade principali. Potrà viaggiare a 40 km/h, portare 1200 persone alla volta e ridurre - grazie a un sistema di alimentazione misto elettrico e solare - l'immissione in atmosfera di 2600 tonnellate di anidride carbonica ogni anno


Manoscritto ritrovato a Cervia Aiutateci a decifrarlo...

Frasi illeggibili, punteggiatura "creativa". Sono gli scambi di battute conservati in un telefonino che una ventenne, universitaria, ha smarrito su una spiaggia romagnola. Così comunica la generazione cresciuta con il cellulare in mano. Siete in grado di tradurre i messaggi?
di FABIO TONACCI

ROMA - "frs è sl xk il ft k lui mha dt k nn tiene + amme mha sorpreso.. k fc? Rx tadb <3".

No, non è la dimostrazione dell'ultimo teorema di Fermat. E nemmeno la formula segreta della Coca Cola. E' un sms che una ventenne ha spedito a un coetaneo, poco prima di smarrire il telefonino su una spiaggia di Cervia. Quando lo ritroviamo, per caso, non funziona più, la scheda è stata disattivata e la sabbia ha rovinato la tastiera. Si riescono però a leggere gli ultimi messaggi inviati e ricevuti tra la proprietaria, Paola, e un ragazzo. I due hanno una relazione e frequentano, si deduce dagli sms, l'università. La loro conversazione è un documento senza filtro del modo di comunicare della generazione nata e cresciuta con un cellulare in mano. Sintetizzata all'estremo, con una punteggiatura - diciamo così - creativa. In altre parole, "geroglifica". Ne riportiamo alcuni stralci qui sotto: siete capaci di tradurre questi messaggi? Lasciate il vostro commento in coda a questo articolo.
Prima conversazione

Paola: Ei... t dv parlare^^... kix tadoro<3ps è imp

Lui: dimmi tt

P: Me è triste... ho mezzo litigato cn alex

Lui: ma ke ha? rx

P: K ne so.. gli ho inviato 1 mex cn scritto se poteva mex e lui ha dt dno e io gli ho rx ok a dom e lui m ha rikia ttinca dicendo k nn dovevo rompe e poi ha dt k ské.. secondo te maccollo dav?<3

Lui: Te nn 6 un akkollo!

P: Allr xk lui sé comportato csi? c sn rimasta maliximo.. >.<...

Lui: ne parliamo 1a altra vit xk dv uscire. v. v tadb


Seconda conversazione

Paola: sto vedendo film con Johnny Dpp e H. Ledg... ODDIO Sbav k Fìghonì assurdi k sn: Q__Li amo <3.. rx se vuoi.. kix

Lui: kattiva

P: Fuck amore sn unici bellissimi Fìgoni: Q__johnny trpp sexy

Lui: vbb, lo vedo ankio. Hai parlato cn mamma dell'exm di dir pubblico?

P: ... ancora nn le ho dt tt ql k vlv dirle, gliel'ho sl anticipato xD..<3..

Lui: Ok tadb

Terza conversazione

Paola: piena crisi=(vorrei mandare 1 mex a Alex x dirgli k mha dato fast k sta con 1° mia amica, frs sn anco gelosa, frs è sl xk il ft k lui mha dt k nn tiene + amme mha sorpreso.. k fc? Rx tadb <3

Lui: nn so ke dirti

P: ma k ce l'hai cn me? Ho ft qlks k nn va? se è csi scsmi

Lui. No no niente è ke io nn so cm aiutarti cpt! Rx tadb

P: Preferisco k nn m parli +, >.< meglio k stia male sl io invece k tt e 2, io csn abituata**

Lui: no tranki, Xdxd xmq sei stata una delle poke ke mi ha aiutato 1 anno fa

font:http://www.repubblica.it/cronaca/2010/08/11/news/telefonino_sms-6210661

Islanda, chitarre lanciate nel vulcano: boom su YouTube

Boom su YouTube per la pubblicità di un videogame musicale: chitarre giocattolo vengono lanciate nel cratere del vulcano Eyjafjallajökull le cui ceneri hanno paralizzato i trasporti aerei europei la scorsa primvavera

L'infanzia violata dei bambini di Jiaxing


Una scuola di ginnastica in Cina 'tempra' i bambini in una fascia d'età dai quattro ai sette anni per farne degli atleti di livello nazionale ed internazionale. I giochi, ma anche tutte quelle piccole cose che fanno parte del mondo dell'infanzia, cancellate per far spazio a dure sessioni di allenamento, con notevoli sacrifici di natura muscolare richiesti ai piccoli atleti. Il tutto in nome di un podio, di un inno olimpico del futuro che però, per forza di cose, riguarderà solo alcuni dei tanti piccoli atleti della scuola.

font:http://www.repubblica.it/sport/vari/2010/08/11/foto/cina_l_infanzia_violata_dei_futuri_ginnasti-6222711/1/?ref=HRESS-7

Coincidenze sul matrimonio: quando si dice destinati ad incontrarsi

Protagonisti di questa storia sono Alex e Donna, in procinto di sposarsi. Lui dello stato del Canada, lei della California. Qualche giorno prima del matrimonio Alex sfoglia dei vecchi album di foto della fidanzata, e nota una cosa strana ma anche familiare: il volto del papà di lui, sullo sfondo di una foto scattata oltre 20 anni prima. Che c’è di strano? La foto è stata scattata a Disney World, in Florida, quando ancora i due futuri sposi non solo non si conoscevano ma erano bambini e abitavano a migliaia e migliaia km di distanza. destinati ad incontrarsi: 20 anni primaQuel giorno erano lì tutti e due, a migliaia di km dalle rispettive case, per una vacanza nella celebre città dei divertimenti. Nella foto si vede Donna, a 5 anni, in posa in primo piano, e sullo sfondo il futuro (e allora sconosciuto) suocero che porta a spasso nel passeggino proprio Alex. I due si conosceranno molti anni dopo, ma quel giorno, entrambi piccoli e lontani da casa, le vite si erano già incrociate! Quando si dice il destino… Ecco la foto con i protagonisti.
Chissà a quante altre persone potrà esser capitato di incontrare inconsapevolmente il proprio futuro partner tanti anni prima, ma scoprirlo come in questo caso sfogliando le foto di famiglia qualche giorno prima del fatidico sì è veramente da record.


font:http://www.magnaromagna.it/2010/curiosita/coincidenze-sulo-matrimonio-quando-si-dice-destinati-ad-incontrarsi/

The Sacrifice - Michael Nyman

"The Piano / Lezioni di Piano" soundtrack

Afghanistan, donna incinta punita ed uccisa


KABU - Una vedova afghana di 48 anni è stata messa a morte nei giorni scorsi dai talebani nella provincia occidentale di Badghis per aver avuto "una relazione illecita" ed essere rimasta incinta. Lo hanno reso noto responsabili amministrativi locali.

Il responsabile per la sicurezza della provincia, Abdul Jabar, ha indicato che la donna, prima di essere uccisa a colpi d'arma da fuoco, è stata punita in pubblico con 200 frustate. L'uomo, che in teoria aveva promesso di sposare la donna, è stato catturato dai talebani, ha precisato Jabar, ma poi "è stato rimesso in libertà dopo aver pagato una forte somma ai comandanti locali". La drammatica vicenda è stata confermata anche da fonti talebane secondo cui la punizione è stata decisa durante una riunione di un consiglio di giustizia tribale. La donna, si è infine appreso, aveva due figli emigrati in Iran per lavoro.

font: http://www.lasicilia.it/index.php?id=44010&template=lasiciliait

Testo del teologo tedesco Martin Niemöller


Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento,
perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto,
perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente,
perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

(Bertolt Brecht)

Il testo, riferito in origine allo scivolamento della società tedesca nel nazismo, rappresenta un efficace invito a, come dire, drizzare le orecchie e a ricordarsi di quanto possa essere banale e impercettibile l’instaurarsi del Male.

Testo efficace: ma letterariamente falso.

Infatti quel testo:
1) non è una poesia
2) non è di Bertolt Brecht
3) è una parafrasi, un rimaneggiamento (l’ultimo di una lunga serie).

La paternità del testo va certamente attribuita al pastore luterano e teologo tedesco Martin Niemöller (1892-1984), prima sostenitore poi oppositore del nazismo, spedito su ordine di Hitler in persona in campo di concentramento in seguito ad un sermone antinazista.
Sopravvissuto a nove anni di internamento e a Dachau, Niemöller negli anni ‘40 e ‘50 svolse un’intensa opera di predicazione a favore del pacifismo e della riconciliazione. E fu proprio durante i suoi discorsi e sermoni che enunciava il testo in questione, egli stesso variandolo alla bisogna. Testo la cui forma originale, non essendo esso mai stato fissato su stampa ma solo declamato, è tutt’ora oggetto di discussione fra gli studiosi.
Questa incertezza sulla forma iniziale, unitamente alla struttura sintetica e flessibile degli enunciati che permette di variare facilmente i soggetti (di volta in volta ebrei, comunisti, cattolici, zingari, omosessuali, sindacalisti, disabili etc etc), spiega la peculiare natura proteiforme e perennemente in fieri che ha assunto nei decenni la citazione: la quale, dagli anni ‘50 ad oggi, è rimersa un numero imprecisato di volte, e ogni volta variata e adattata all’occasione.
L’attribuzione a Brecht, invece, è probabile farina del web (pare sia cominciata in area webispanica). Viralità e non controllo delle fonti hanno fatto il resto.
Questione di lana caprina? Forse. Certo, è ancora vivo nella memoria il perculamento blogosferico massiccio cui venne sottoposto Mastella per la sua toccante interpretazione di una poesia di Neruda che non era di Neruda. E allora, forse, val la pena fare un po’ i precisini e distinguersi.
Fatto ciò, caro lettore, mi auguro che se mai verranno a prendere te o me, ci sia rimasto qualcuno a protestare. Nel primo caso cercherò di esserci, nel secondo ovviamente no.

font: http://blog.webnews.it/23/05/2008/prima-di-tutto-vennero-a-prendere-le-bufale/

G-dipendenti e copioni. Bocciati i giovani sul web


Uno studio americano traccia l'identikit della generazione cresciuta con internet: non sa valutare l'attendibilità di un sito e si affida quasi sempre ai primi risultati dei motori di ricerca. Il concetto di plagio? Per molti appartiene al passato
di GIULIA BELARDELLI

Google-dipendenti, spaesati e incapaci di valutare l'attendibilità di un sito. Sono così, secondo uno studio americano, i giovani internauti che utilizzano la rete per gran parte delle loro ricerche. Il loro motto potrebbe essere "In Google We Trust", visto che è il motore di ricerca, nella maggior parte dei casi, a determinare in cosa credono e su cosa dubitano. Fatto ancor più grave, in tanti si affidano acriticamente ai grandi marchi e a rotte di navigazione già percorse, rinunciando al brivido della scoperta a vantaggio della pigrizia mentale.
La stangata ai "nati digitali", la generazione cresciuta giocando al computer piuttosto che con bambole e macchinine, arriva dalla Northwestern University di Chicago. In uno studio pubblicato sulla rivista "International Journal of Communication" i ricercatori hanno analizzato i meccanismi di "fiducia" che guidano gli internauti nella ricerca di informazioni. Tra le note più inquietanti c'è la tendenza a non distinguere le pagine consigliate dai link pubblicitari e un interesse sempre più scarso per l'autore. E' da qui, secondo alcuni, che ha origine un altro fenomeno tipico della "generazione internet": il copia e incolla senza ritegno, indice di un concetto di plagio quanto meno cambiato.

Fuori dal contesto. Come spiegano i ricercatori, per gli studenti giudicare l'attendibilità di ciò che si trova in rete è un compito assai difficile, oltre che non sempre sentito come necessario. In tutta probabilità il problema dipende dalla struttura stessa della conoscenza online, che presenta tutti i contenuti nello stesso tipo di formato. Visivamente, infatti, una pagina web è sempre una pagina web, sia che si tratti di un articolo passato al setaccio da un'attenta commissione scientifica, o del blog di un sedicente astrofisico. Secondo gli autori, è proprio questa mancanza di indizi contestuali a essere responsabile del disorientamento nelle valutazioni. Ecco allora che i motori di ricerca, nella mente degli studenti, assurgono al ruolo che un tempo era riservato alle enciclopedie: dare un ordine ai contenuti.

Lo strapotere dei motori di ricerca. "Lo ha detto Google!", oppure "E' vero, l'ho googolato io!" sono alcune delle risposte tipiche fornite dagli oltre mille ragazzi tra i diciotto e i vent'anni che hanno partecipato allo studio. Per i ricercatori, affermazioni di questo tipo mostrano come i motori di ricerca siano diventati sempre più importanti nel definire la percezione di ciò che si ritiene più o meno attendibile. "In sostanza - spiegano - marchi come Google, Yahoo, Bing e Wikipedia sono diventati l'equivalente dei tradizionali custodi del sapere. Gli studenti tendono a fidarsi ciecamente nelle loro capacità di fornire sempre e comunque i contenuti più rilevanti". Secondo un sondaggio del Pew Research Center, oltre il 70 per cento degli under trenta vede i motori di ricerca come "fonti di informazioni complete e imparziali", anche se il 62 per cento dichiara di non essere sempre in grado di distinguere tra collegamenti pubblicitari e link in primo piano.

Il primo della lista, tra credibilità e popolarità. Prevedibilmente, l'ordine con cui appaiono i risultati ha un peso nella percezione della loro attendibilità. Secondo lo studio della Northwestern University, più di un quarto degli studenti si affida al primo sito che compare nella ricerca. In alcuni casi, gli intervistati hanno esplicitamente detto di considerare il motore di ricerca come l'entità rilevante in base a cui valutare la credibilità dei contenuti, piuttosto che il sito internet che li distribuisce. Ciò dimostra, tra le altre cose, una scarsa o nulla conoscenza dei meccanismi che determinano l'ordine di visualizzazione dei risultati, come ad esempio PageRank, l'algoritmo regolatore di Google. In ballo c'è la distinzione tra "popolarità" e "affidabilità" di una pagina web: strumenti come PageRank, infatti, ordinano i siti in base al numero dei loro collegamenti con altri indirizzi IP, cosa che se da un lato è indice di credibilità, dall'altro non è garanzia di qualità.

Se l'autore scompare. "C'è un altro aspetto che indica la fiducia dei giovani nei motori di ricerca", spiega Eszter Hargittai, sociologa della Northwestern University: "Il fatto che molti di loro semplicemente non sentano il bisogno di indagare i risultati dal punto di vista di chi li ha scritti". Dei partecipanti allo studio, solo il 10 per cento ha cercato informazioni sull'autore di un determinato contenuto, e ancora meno si sono soffermati sulle sue qualifiche. A causare questo disinteresse, secondo Teresa Fishman, direttore del Centro per l'Integrità Accademica della Clemson University, è il modo stesso in cui i "nati digitali" si approcciano al sapere nell'era di internet. "Ci troviamo di fronte a una generazione di studenti cresciuti con l'idea di un cyberspazio colmo di informazioni che sembrano non avere un autore. In un quadro del genere - aggiunge Fishman - è comprensibile che i concetti di autorialità e proprietà intellettuale diventino sempre più sfumati".

Il plagio, questo sconosciuto. Che "chi ha scritto cosa", per gli studenti, sia spesso poco importante è dimostrato dalla naturalezza con cui praticano il copia e incolla da internet. Sempre secondo il Centro per l'Integrità Accademica, dal 2006 al 2010 è diminuito il numero dei collegiali americani che ritengono che copiare dalla rete sia una "seria violazione delle regole scolastiche": oggi sono solo il 29 per cento, contro il 34 per cento di quattro anni fa. La maggior parte, spiegano gli esperti, pensa che basti alzare le mani e dire, con innocenza, "Lo ha detto Google, quindi non solo è vero, ma si può anche copiare".

font: http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/08/09/news/google-dipendenti_e_copioni_bocciati_i_giovani_sul_web-6143791/

Hippo Singing The Lion Sleeps Tonight

Hippo Singing The Lion Sleeps Tonight

Sanremo: la squadra delle Tartarughe vince l'edizione 2010 dei 'Giochi in Spiaggia PGS'


Si sono svolti presso l'Arenella di Sanremo i Giochi in Spiaggia PGS 2010. Organizzati dalle Associazioni affiliate all'Ente di Promozione Sportiva PGS (Polisportive Giovanili Salesiane) con lo scopo di promuovere sempre più il lato promozionale e ludico dello Sport inteso per tutti. Diversi i giochi proposti per figli e genitori ma i più apprezzati sono stati: il Tiro alla Fune, Staffetta con Maxi Ball, Rigori. Le PGS - tramite le Associazioni Mondo Sport, Scuole Basket Riviera Fiori, Ima Vallecrosia - promuovono tutto l'anno giochi per bambini/e della Scuola Primaria con manifestazioni tipo: l'Arca del Mini Basket, City Camp e Tornei di giochi di squadra. Quest'anno si sono aggiunti i Giochi sulla Spiaggia. La squadra delle Tartarughe (nella foto) con 15 punti ha vinto l'edizione 2010. Con inizio dal mese di ottobre le PGS ritorneranno a promuovere il Gioco Sport nelle diverse scuole primarie e dell'infanzia di Sanremo, Bordighera, Vallecrosia, Camporosso Ventimiglia.


font:http://www.sanremonews.it/2010/08/08/leggi-notizia/argomenti/eventi-1/articolo/sanremo-la-squadra-delle-tartarughe-vince-ledizione-2010-dei-giochi-in-spiaggia-pgs.html

Corso per alleducatori di primo livello


Si è svolta a Gambarie d’Aspromonte la prima fase del Corso per alleducatori di primo livello organizzato dal Comitato regionale siciliano delle Pgs in sinergia con la Scuola dello Sport del Coni Sicilia. Ventuno i partecipanti provenienti dalle diverse province. La seconda fase prevede in autunno il tirocinio nelle associazioni di appartenenza e lo studio personale dei contenuti tecnico-teorici appresi dagli ottimi docenti componenti l’equipe Coni-Pgs Sicilia. Il corso si concluderà a dicembre con gli esami finali.

font:http://www.pgssicilia.it/

Campi estivi atleti


Tre campi con la partecipazione complessiva di oltre centocinquanta atleti delle categorie mini, propaganda e under 14 nelle discipline del calcio, volley e basket. Giorni di sport e divertimento immersi nella natura aspromontana con l’animazione dell’equipe coordinata dal direttore tecnico regionale.

font:http://www.pgssicilia.it/

Sanremo: domenica 8 agosto all'Arenella si sono svolti i 'Giochi sulla spiaggia'



I concorrenti hanno partecipato a gare di: slalom palla al piede, palla in volo, tiro alla fune, lanci in porta e staffetta maxi ball.
Il Comitato P.G.S. ha donato a tutti i partecipanti: magliette, gadget vari e naturalmente medaglie ai vincitori ma con lo slogan ‘Sport per tutti… in allegria’.
Gli iscritti sono stati suddivisi in due categorie Junior che hanno giocato dalle 15 alle 17; a seguire la categoria Senior.

font: http://www.sanremonews.it/2010/08/05/leggi-notizia/argomenti/eventi-1/articolo/sanremo-domenica-prossima-allarenella-tornano-i-giochi-sulla-spiaggia.html

Incidente matrimoniale

Nelle infinite combinazioni di piccoli incidenti matrimoniali, questa è certamente una delle più originali: mentre gli sposi si incamminano verso il fondo della chiesa dopo aver pronunciato il fatidico Sì, un fotografo li precede muovendosi con le spalle verso la porta. Quanto basta per fargli perdere l'orientamento, inciampare in un collega e finire nell'acqua benedetta del fonte battesimale.

Vecchioni a Morgantina

Ieri sera, 3 agosto, nel teatro storico di Morgantina si è tenuto uno straordinario spettacolo di Roberto Vecchioni dal titolo "Ex Cathedra". Il professore ha condotto il pubblico fra le parole di una fantastica lezione-viaggio nella canzone d'amore, ovvero nella musica classica, accostando alla lettura di passi tratti da opere famose, da quelli di Neruda a Pavese fino alle tragedie greche, alcune delle sue più suggestive e profonde canzoni.

Lo spettacolo è stato appositamente ideato per il circuito "Epicarmo" che coinvolge i teatri antichi di Sicilia e sarà quindi replicato a Segesta il 4 agosto e ad Acre il 5, per non essere poi più rappresentato in nessun'altro palco italiano.

Uno spettacolo da non perdere. Una lezione davvero bellissima; grazie professore.


Marea nera, riesce "Static Kill" il pozzo del disastro è chiuso

L'operazione "Static Kill" ha avuto successo e il pozzo sottomarino Macondo, all'origine della marea nera nel Golfo del Messico, è stato chiuso. Lo ha dichiarato la Bp."La pressione del pozzo al momento è stata contenuta dalla pressione idrostatica dei fanghi iniettati, ciò che era l'obiettivo dell'operazione 'Static Kill'", ha dichiarato la Bp in un comunicato. "Il pozzo viene sorvegliato, secondo la procedura, per assicurare che la pressione resti stabile", scrive la Bp, aggiungendo che "in base ai risultati di questo monitoraggio si capirà se saranno necessarie nuove iniezioni di fango o meno".

Bp scrive anche che la collaborazione con l'ammiraglio Thad Allen, responsabile del coordinamento delle operazioni nel Golfo del Messico per il governo Usa, continuerà "per determinare la prossima tappa (di Static Kill), quando decideremo se iniettare del cemento nel pozzo attraverso la stessa condotta".

Il più grave disastro ecologico della storia - Quasi 5 milioni di barili di greggio sono finiti in mare dal 20 aprile. Questa la stima ufficiale comunicata dalle autorità americane in accordo con BP, e che fornisce il quadro esatto di un'emergenza lunga ormai 106 giorni. Circa 4,9 milioni di barili di petrolio corrispondono a 780 milioni di litri, dei quali sono stati recuperati 127 milioni (800 mila barili). Il resto è andato disperso nelle acque calde del Golfo, oppure è stato "sciolto" dagli oltre 7 milioni di litri di solventi a suo tempo rovesciati sulla gigantesca macchia nera, e che secondo gli ambientalisti hanno fatto più danni che benefici. L'entità del disastro non ha precedenti secondo i dati forniti dalle autorità Usa. La più grave perdita in qualche modo paragonabile a quella provocata dall'incidente alla Deppwater Horizon risale al 1979, quando dalla piattaforma Ixtoc fuoriuscirono nella Baia di Campeche, in Messico, 3,3 milioni di barili di petrolio. L'altro disastro relativamente recente, quello della Exxon Valdez del 1989, si è fermato a 41 milioni di litri di petrolio dispersi in mare. "Non abbiamo mai avuto nella storia un disastro di queste proporzioni" ha detto Ian R. MacDonald, professore di Oceanografia presso la Florida Sate University. "Temo che nell'ecosistema continueremo a pagare le conseguenze di questo disastro per il resto della nostra vita".
Fonte: Tiscali

VILLA ROMANA DEL CASALE APERTA AL PUBBLICO

Facendo seguito alla nota dell’impresa che sta eseguendo i lavori di restauro presso la Villa romana del Casale e alla conseguente nota del Direttore dei Lavori, si comunica che il cantiere sarà fermo dal 9 al 20 Agosto 2010 e conseguentemente la Villa romana del Casale rimarrà aperta al pubblico negli stessi giorni dalla mattina fino a un’ora prima del tramonto.

Fonte: ennanotizie.info

Disse il saggio

A SCHELZAL CON I LEONI, CI LIMETTI I PANTALONI!

Programmazione Cinema Moderno di Mirabella Imbaccari

da venerdì 6 a mercoledì 11 agosto
PRINCE OF PERSIA - LE SABBIE DEL TEMPO
avventura fantasy con Jake Gyllenhaal, Ben Kingsley, Alfred Molina
spettacolo unico ore 21

Critica
"Il film è una megaproduzione Disney basato sul personaggio popolarissimo dei videogiochi, il principe Dastan, con la regia di Mike NeweII ('Quattro matrimoni e un funerale' e 'Harry Potter e il calice di fuoco') e di attori come Ben Kinglsey e Alfred Molina oltre a giovani star come Jake Gyllenhaal nel ruolo del protagonista e Gemma Arterton (la principessa Tamina di Alamut). Il film, ricchissimo di effetti speciali, è un giocattolo divertente in cui comanda l'effetto speciale digitale nel creare disastri e sembra fare l'occhiolino all'attualità. La scena iniziale dell'attacco alla città sacra di Alamut avviene dietro 'informazioni riservate e certe', ma false, che la città stia costruendo armi".
('Avvenire', 19 maggio 2010)

da venerdì 13 a mercoledì 18 agosto
L'IMBROGLIO NEL LENZUOLO
commedia di Alfonso Arau con Maria Grazia Cucinotta, Anne Parillaud, Ernesto Mahieux (dal romanzo di Francesco Costa)
Fotografia di Vittorio Storaro, film realizzato in Sicilia col supporto della Regione Siciliana e della Sicilia Film Commission
spettacolo unico ore 21

Critica
"Ci si lascia prendere da questa simpatica parodia del feuilleton, dove si cerca di ricostruire lo sconcerto creato dall'apparire del cinematografo, magico mondo delle illusioni. Nel doppio senso, di cura degli affanni reali attraverso l'immersione nel sogno, e di inganno. Tra i personaggi un giovanotto stregato dal nuovo mezzo ma troppo ambizioso e assetato di fama, una povera ragazza siciliana che diventa star suo malgrado e si sente disonorata nel vedersi sullo schermo mezza nuda. Non è la prima volta che Maria Grazia Cucinotta si consacra a cause deboli, le fa onore".
(Paolo D'Agostini, La Repubblica)

Buona visione!

Barzellette divertenti


Un giovane marito riceve un biglietto in cui non c'è scritto nulla, si rivolge ad un amico e gli dice:
- Guarda, è di mia moglie!
L'amico:
- come fai a saperlo?
Il giovane marito:
- E' una settimana che non ci parliamo.
(da Giorgio)


La fidanzata, bionda, chiama disperata il suo ragazzo:
"Caro sono triste e disperata, ho comprato un puzzle ma non riesco a far combaciare neppure una tessera!"
Allora lui teneramente:
"Scusa tesoro ma se c'è il disegno sulla scatola, basta guardare quello..."
E lei ormai sull'orlo di una crisi di nervi:
"Si amore è un gallo, però proprio non ci riesco, sono disperata!!"
E lui, sempre galante:
"Non ti preoccupare cara, adesso arrivo... così vediamo..."
Arriva il fidanzato, si siede al tavolo, guarda la ragazza, lei lo guarda, lui torna a guardare lei:
"Amore, facciamo una cosa, rimettiamo i corn-flakes nella scatola e non diciamo niente a nessuno, ok?"
(da Francesco)


Lo psichiatra domanda a un suo paziente:
Le capita mai di sentire voci senza vedere nessuno?
Il paziente: Sì, piuttosto spesso.
Lo psichiatra: E quando in particolare?
Il paziente: Quando parlo al telefono!
(da Giorgio)


Due amici si incontrano dopo tanti anni della loro infanzia.
- Ciao Toni, che piacere dopo tanto tempo, ti vedo bene, molto elegante, bellissima questa BMW, hai un buon guadagno immagino?
- Si caro Mario ho un ottimo lavoro e guadagno bene. Tu piuttosto ti vedo un po' trasandato, non hai macchina, sei per caso disoccupato?
- Vedi Toni, lavoro un po' di qua e un po' di la, non ho un lavoro fisso e poi ho un piccolo vizio, quello che guadagno lo spendo in bottiglie di vino, a me il buon vino piace tanto e non posso fare a meno di comprarmi le bottiglie di quello buono.
- Va bene Mario, cerca di perdere il vizio delle bottiglie, ascolta il mio consiglio, ora vado perchè ho un impegno urgente.
Dopo circa 6 mesi si reincontrano.
- Ciao Mario, come va? Ti vedo molto meglio dell'ultima volta, sei vestito elegantemente, è tua questa Porsche? Ma hai per caso vinto qualche lotteria?
- Nessuna lotteria Toni, ho venduto i vuoti.
(da Gianfranco)


La prima notte di nozze.
Lei: "Caro, ti devo confessare che ho un piccolo difetto: sono daltonica!".
Lui: "Anch'io, cara, ho un piccolo difetto da confessarti: non sono svedese, sono del Ruanda!"

font:http://www.nardonardo.it/barzellette/barzellette.html